VAIA-PROTEZIONE CIVILE ENDURO
LUNEDI 29 OTTOBRE 2018 - VENETO
Ore 15.00 di lunedì 29 ottobre 2018: prendo servizio alla stazione di rifornimento carburanti dove lavoro all'epoca. Dalla settimana precedente la regione è martoriata da una pioggia incessante, fin da sabato la Protezione Civile Regionale aveva emanato l'allerta rossa sulle zone montane, in particolare l'Agordino ed il Cadore, estesa il 28 a tutta la regione; io non ne ero ancora a conoscenza, ma presto l'avrei saputo …
La pioggia cade con violenza inusitata, le gocce non sono tali ma spilli freddi che martellano ovunque, i tombini sono fontane che eruttano acqua, invece di inghiottirla, il piazzale è presto ridotto ad un lago e la strada è un fiume dove le auto sollevano onde imponenti; ma peggiore di tutto è il vento, che trascina e scompiglia la pioggia in tutte le direzioni, acqua dal cielo, acqua che rimbalza dal terreno, acqua che arriva da ogni lato; non c'è ombrello, cappello, antiacqua che tenga, io ed i miei colleghi siamo bagnati, come si suol dire, fino alle mutande. Effettuare un rifornimento è una agonia, ma teniamo duro quando, verso l'imbrunire, salta la corrente e tutto l'impianto si ferma, m***a!. Corro alla cabina elettrica, non si riaccende un simile impianto con un click, si deve azzerare gli allarmi, ripristinare gli interruttori, caricare il compressore di servizio, riavviare i 2 motori che pompano e comprimono il metano. Si riprova a servire i pochi clienti in attesa, la pioggia colpisce sempre più forte, tante auto si fermano sotto le pensiline solo per evitare la precipitazione che cade con la forza della grandine, impossibile guidare!
Zac! La corrente salta ancora, di nuovo tutta la procedura, 10 minuti e di nuovo è blackout, riaccendiamo, ma salta tutto di nuovo, riproviamo, stesso copione, esasperati mandiamo via i clienti , ormai è buio, riproviamo ad accendere ma arriviamo al collasso finale: non solo si spegne il distributore, ma scompaiono tutte le luci dei paesi vicini, è buio totale in Valdastico.
MERCOLEDI 30 OTTOBRE 2018 - VENETO
Il 30 ottobre siamo chiusi, mercoledì 31 riprendiamo a lavorare regolarmente, ma la situazione non è propriamente normale; dalla montagna scendono in molti a fare benzina, i distributori lassù non funzionano più, non c'è corrente, problemi anche alle reti di acqua e gas, molti fanno spesa di emergenza in pianura; sulla statale che conduce all'altopiano dei 7 Comuni c'è un transito continuo di tir col pianale che trasportano grossi parallelepipedi di metallo, sono generatori emergenza per dare corrente. Il forte vento che ho sperimentato il lunedì, ha infuriato per tutta la notte con la forza di un uragano, abbattendo alberi a iosa che hanno tranciato le linee elettriche. Questo il mio vissuto nella tempesta, che, come i cicloni tropicali, avrà un nome: VAIA.
Mentre osservo i camion sfilare verso la montagna, arriva un messaggio sulla chat del motoclub: Andrea Brasola, uno dei promotori della associazione Escursionisti su Ruote, che da qualche anno si spende per tutelare l'immagine e la pratica dell'enduro nella nostra regione, sta cercando volontari con le moto da fuoristrada da mandare in provincia di Belluno. Lassù Vaia ha colpito durissimo: allagamenti, frane, interruzione di collegamenti stradali, tutto il campionario di disgrazie di questi casi, tanto che è stata allertata la Protezione Civile Nazionale, e la FMI, che a livello nazionale ha contatti con la P.C., ottiene l'opportunità di inviare dei volontari in loco.
Medito che mi piacerebbe andare, medito su come fare con lavoro e famiglia, non passano nemmeno un paio d'ore che mi chiama il mio amico Faga:”Guarda che del nostro MC stanno dando tutti il nome per andare su, anche io, Giò e Gian siamo in ballo, cosa stai aspettando?” detto fatto, mando l'arruolamento per la missione!
31 OTTOBRE - 2 NOVEMBRE 2018 - CADORE
Già dal 31 ottobre, o forse anche da 30, non ne sono del tutto sicuro, le prime squadre di volontari sono operative tra Agordino e Cadore; il MC Cogollo del Cengio è presente in forze, ci sono certamente Valerio Gaspari, Luca Dalla Costa, Max Costa, Cirillo, e sicuramente altri che ora non ricordo, e ne chiedo venia; ovviamente sono presenti anche volontari di altri motoclub, La Marca Trevigiana, il MC Manzano, l'Anni 80 Off Road Group, ecc..
I messaggi, le foto, le telefonate che arrivano dalle prime squadre sono impressionanti: alberi divelti ovunque, strade bloccate, vallate sventrate dai torrenti, case isolate, tempo nuvoloso e freddo, cielo di piombo a gravare su tutto, atmosfera post apocalittica. Ma tutto questo non basta a fermare gli arditi del MC Cogollo, è gente che se la strada non c'è se la crea, a colpi di motosega: le testimonianze dicono di strade aperte, tubi dell'acqua ripristinati, paura di niente. Si meriteranno, già dal 2 novembre, articoli sui giornali locali e pure un passaggio sui TG regionali. Bravissimi, una standing ovation virtuale se la meritano tutta! Immagino già che, nei mesi ed anni successivi, ad ogni ritrovo, incontro, cena, questi racconti ritorneranno puntuali nelle discussioni, mitizzandosi sempre più, diventando leggenda dell'enduro triveneto, ed ogni volta li ascolteremo o ripeteremo con lo stesso gusto della prima volta!
Per cronaca, questi i nomi di tutti i volontari sul campo fino al 3 novembre:
Andrea Brasola, Andrea Drago, Valerio Gaspari, Massimo Corrado, David Rampin, Marco Tosato, Luca Dalla Costa, Massimiliano Tognon, Max Costa, De Marzi Cirillo, Sciurba Giampaolo, Claudio Fenati, Sartori Tommaso, Alves Fraschetti, Luca Fagarazzi, Giovanni Ziche, Gianfranco Sola, Nicola Cimbro Stedile Ivan Cortese,Massimo Forin, Claudio Andriolo, Tiziano Battilana, Nicola Ponza, Maurizio Dal Ben, Schioppo Raffaele.
SABATO 3 NOVEMBRE 2018 - CADORE
E finalmente sabato 3 novembre tocca al sottoscritto ed alla squadra del Glamour Enduro IWTF (I Want To Finish) : Alves Fraschetti, Luca Fagarazzi, Giovanni Ziche, Gianfranco Sola. È ancora notte quando carichiamo le nostre moto sui carrelli e prendiamo la via di Belluno.

Ancora notte fonda ma il Glamour Enduro Thiene è già operativo!
Personalmente, potendo scegliere fra più mezzi, ho preferito utilizzare l'XR400 rispetto al KTM 250 2T: a favore del K leggerezza e pneumatici con mousse (no forature), ma l'Honda consuma meno ed ha maggiore autonomia, non necessita ovviamente di olio per miscela, ha fari potenti ed un alternatore in grado di alimentare senza batterie aggiuntive fari supplementari e navigatore GPS (il K invece no), può trasportare un passeggero. Gli altri optano invece per mezzi più racing, così pure i compagni che troveremo a Belluno, anche se qualche grossa dual sport come XT o X-Challenge è sul campo.
Il viaggio scorre veloce su strade deserte, con le immancabili soste caffè e l'abituale cazzeggio con le bariste di turno; ma quando arriviamo all'aeroporto di Belluno, ancora mezzo immerso dalla bruma mattutina, capiamo subito che siamo dentro qualcosa di veramente grosso: camion di ogni tipo e dimensione, 4x4 attrezzatissimi, rimorchi con ogni tipo di macchine ausiliarie, generatori, pompe, ecc., elicotteri sulla pista, ci sono anche i militari in mimetica. Negli uffici un via vai continuo di persone, maxi schermi con mappe della zona, altri che rilanciano comunicazioni e dati; sinceramente ci sentiamo un po' fuori luogo con le nostre motorette colorate! Riunione col rappresentante della FMI, Tony Mori, ci istruisce sui nostri compiti, in sostanza solo mansioni di ricognizione e controllo, non siamo autorizzati ad intraprendere azioni quali ad esempio apertura di strade, peggio che peggio con strumenti pericolosi come motoseghe; motivi assicurativi e di competenza di intervento fra i vari enti determina queste indicazioni operative. Siamo destinati a Rocca Pietore, dove il sindaco deciderà del nostro utilizzo, coordinati sul posto da un altro responsabile della FMI, L'ex pilota di motorally Alessandro Comotti.

Verso Rocca Pietore, montagne pelate dall'uragano.
La risalita della valle del Cordevole è lenta e lunga, fra smottamenti e restringimenti di carreggiata, e ci lascia tutto il tempo di ammirare con stupefatta angoscia l'opera distruttiva di Vaia; il torrente è ingombro di detriti e relitti di ogni sorta, si è mangiato terreno fino a lambire od addirittura erodere la strada; il lago di Alleghe appare di colore marrone, centinaia di tronchi vi galleggiano sopra, ma sono sopratutto i boschi ad impressionare: interi versanti di montagne sono completamente rasati al suolo, non un singolo abete si è salvato dalla furia del vento, le piante sono cadute una sull'altra come infiniti pezzi di un domino gigantesco. Ciò che colpisce è anche la strana direzione della caduta dei fusti: in alcune zone sono orientati con le punte a valle, in altre sono caduti verso monte, in altre ancora sono sfracellati di taglio od obliquamente rispetto alla direzione del pendio, mentre in altre zone il bosco è quasi intatto; tragici capricci delle correnti del tornado, incanalatesi nelle anguste vallate del Cadore.
Finalmente, in tarda mattinata arriviamo a Caprile; il cielo è opaco e freddo, gonfie nuvole color ferro cercano di occultare le cime dolomitiche imbiancate di neve; mezzi della protezione civile passano in continuazione, poco il traffico civile, la colonna sonora è composta dal latrare delle motoseghe al lavoro ognidove, e dal battere delle pale degli elicotteri che decollano da un campo vicino, trasportando grossi carichi sospesi.

I potenti mezzi della Protezione Civile.
Il nostro ritrovo è a un distributore di benzina, dove ci attendono Comotti e il di lui figlio. C'è anche Massimiliano l'Avvocato Endurista, sempre presente come relatore negli incontri informativi degli Escursionisti su Ruote; lui è quassù da diverse notti, ha condotto gli inteventi nei giorni scorsi. Poi ci siamo noi 4, c'è Nicola Ponza da Valdagno, Claudio Andriolo da Costabissara, che si distingue per il KTM vintage anni 80, abbigliamento in tema e sopratutto una tanica tagliata ad uso porta attrezzi al posto del faro, c'è Gerry presidente del MC Anni 80 Off Road e un altro paio di persone di cui non ricordo il nome. Una dozzina di piloti all'incirca; le mie aspettative sono queste: essere divisi in gruppi da 2-3-4 persone, ricevere indicazioni ed obiettivi della zona da ispezionare, ed agire in piena autonomia, fare rapporto. Ebbene, nulla di tutto questo: Comotti ci istruisce sopratutto su quello che NON dobbiamo fare, ossia tagliare alberi con motoseghe, riparare guasti et similia, ecc., ecc.: praticamente non dobbiamo fare come Max e soci i giorni prima!!! Solo guardare e riferire. Capisco le ragioni tecniche e politiche, pensate se un volontario motociclista si facesse male con una motosega , ad esempio (oggi giorno tutti i volontari devono avere un patentino per utilizzare questo attrezzo!) le complicazioni assicurative e politiche fra FMI e Protezione Civile, però è un pò avvilente.

Montanari, gente dura con nessuna paura, già al lavoro!
Invece capisco meno che partiamo tutti insieme appassionatamente, l'avvocato alla guida, per la nostra missione di ricognizione: 12 moto tutte insieme? Pare più un raduno!! Comunque sia prendiamo quota fra le borgate e contrade della montagna, dove quasi in ogni casa gli abitanti sono intenti a svuotare, cantine, garage, strade da fango e acqua; sono ammirevoli questi montanari, coriacei e resistenti come muli, temprati dalla difficoltà e fatica quotidiana della vita in queste lande. La contrada è allagata? Le strade invase da alberi caduti? Pala, sega e olio di gomito e via, a lavorare … sarebbe moralmente più giusto fermarsi a spalare con loro!


Squadrone soccorso FMI.
Invece noi si sale nel bosco schiantato a terra, la mulattiera che percorriamo è gia stata aperta a colpi di motosega, ma il passaggio resta sottile ed in un punto dobbiamo spingere e tirare le moto più grosse. Arriviamo infine in un minuscolo pianoro dove sorgono alcune case, ed almeno una è abitata stabilmente: il nome della località è Bramezza. Il Sig. Rossi, abitante del luogo, era già stato visitato dai nostri colleghi nei giorni predenti, ed è tranquillo come un pascià, ha tutto quel che gli serve per sopravvivere giorni, forse settimane, magari pure mesi: non l'ho forse detto che questi montanari sono duri come muli? L'unico favore che ci chiede è di salire ancora, per un sentiero che si diparte dalla contrada, sulle pendici del Sasso Bianco, monte che supera i 2.400 metri, per controllare lo stato di alcuni tabiai (piccole costruzioni in legno ad uso ricovero per animali e persone). La ricognizione dura poco, alberi schiantati impediscono la salita.

Riposo a Bramezza.
Però si potrebbe raggiungerli da un'altra contrada, Caracoi, e tosto ci dirigiamo verso tale località; forte del mio GPS operativo, vengo designato da Massimiliano a condurre il gruppo, e senza esitazioni raggiungiamo l'obiettivo. La mulattiera che ci ritroviamo a salire è una gioia per il tassello: fondo bagnato e poco consistente, allunghi e tornanti, ogni tanto rampe in piedi e smottamenti e ruscelletti da saltare, e a fare da quinta alla nostra prestazione enduristica le crode imbiancate del monte Civetta. Quando mai mi ricapiterà di fare enduro legalmente in un posto simile?
Incredibile ma vero, anche qui hanno già tagliato gli alberi caduti sul sentiero, tanto che riusciamo a salire fino a circa quota 1.800, presso un gruppo di baiti in ottime condizioni; oltre però la foresta è talmente distrutta che solo a piedi si può avanzare, con molta fatica, anche perchè appare la prima neve. Chiudere il cerchio e ridiscendere a Bramezza non è possibile. Non ci resta che ritornare al distributore Beyfin e riferire a Comotti l'esito della “gita”.

Tipica condizione della viabilità montana.

L'Avvocato del Popolo Endurista ci indica la via!
Sono le 15.00 passate, affamato entro al bar del distributore a chiedere un panino al volo, non riesco ad aspettare il Faga e Gian che sono spariti (per una incomprensione sono andati al municipio a Rocca Pietore): le gentilissime ragazze del bar non hanno più NULLA da servire, nemmeno un sacchetto di patatine, solo bibite alla spina!!! è vera calamità questa di Vaia, sono passati 5 giorni e i rifornimenti non sono così scontati! Quando capiscono che sono uno dei volontari in moto, insistono per offririmi una birra, non vogliono assolutamente essere pagate, “chi viene per aiutarci è nostro ospite!” affermano convinte … intimamente mi vergogno, sarei stato più fiero di me stesso se mi fermavo a casa di qualcuno a spalare fango.
Finalmente arrivano gli amici, ci sfamiamo coi nostri panini, svestizione, carico moto ed all'imbrunire siamo in strada verso Vicenza. Nel corso del ritorno arriva la comunicazione che l'intervento delle squadre di enduristi, già formate ed allertate per fare servizio fino a martedì 06/11 incluso, è sospeso per cessata necessità. Noi di sabato 3 novembre siamo stati gli ultimi ad operare sul campo con le moto.
Già in auto tornando, ed ancora di più nei giorni seguenti, facciamo il bilancio del nostro intervento: controllare una contrada (già visitata) e delle baracche di legno nel bosco è un ben misero risultato, quasi ridicolo e risibile, non certo da andarne fieri e raccontarlo in giro. Però esiste un'altra angolazione da cui giudicare questo intervento, meno eroica e più politica, ma non meno importante: la FMI, tramite Escursionisti su Ruote, è riuscita a mettere in campo, per più giorni, decine di volontari, abili enduristi, da affiancare alle usuali unità di Protezione Civile, dimostrando quindi che l'endurista non è un vandalo dei boschi e della natura, ma una risorsa da impegnare a servizio della collettività.
E non finisce qui …

Come si suol dire … abbiamo lasciato il segno!
SABATO 9 FEBBRAIO 2019 - TREVISO
All'inizio del nuovo anno arriva una gradita sorpresa: la FMI invita i volontari dell'emergenza Vaia alla serata di premiazione dei campionati FMI Triveneto, presso il centro conferenze delll'hotel Maggior Consiglio di Treviso, dove ci verrà assegnata una menzione per l'opera di volontariato prestata nel bellunese. Vietato mancare!!
quando io ed il Faga arriviamo, la sala da 300 posti è completamente piena, ci sistemiamo sulle porte, appoggiati agli stipiti, i grossi papaveri della FMI hanno già iniziato i loro discorsi introduttivi, lasciando tosto parola agli illustri ospiti, politici regionali in primis.
C'è il Sig.Berlato,che nei mesi successivi appoggerà le ragioni degli enduristi, con una allocuzione famosa, pronunciata in consiglio regionale, chiedendo di decidere se i motociclisti sono Angeli, così come definiti dai giornali dopo il loro intervento in Cadore, oppure dei vandali distruttori dell'ambiente, come dipinti da moltissime associazioni ed amministrazioni locali intente alla caccia alle streghe verso gli enduristi ed affini. Il contendere è la proposta di inasprire le sanzioni per la violazione della legge 14/1992, regolante la circolazione dei mezzi motorizzati sulla viabilità silvo pastorale in Veneto, fino ad arrivare al fermo amministrativo e/o la confisca del mezzo!!!! appare evidente a chiunque abbia un minimo di raziocinio e senso critico la sproporzione fra sanzione ed illecito, divieto che comunque sarebbe tutto da ripensare, ma in ogni caso essere privati a forza di mezzi dal valore di migliaia di € per un divieto di transito è pazzesco! Per fortuna tale emendamento non passerà, per il momento, ma la lotta per vedere riconosciuti un minimo di diritti agli escursionisti su ruote, motorizzati e non, è e sarà ancora lunga ed accidentata.
Tornando alla serata trevigiana, fra i politici che prendono la parola c'è pure la famigerata Sig.ra Guarda, la promotrice della sciagurata repressione massima: real politik, direbbe il cancelliere Bismark.

Ecco gli “angeli” sul palco; tutto a dx, ingiaccato ed incravattato, Toni Mori della FMI; al centro il consigliere regionale, di maggioranza, Berlato, a sx “the lady in red” la consigliera Guarda, della minoranza. Col foglio bianco in mano e la felpa scura, l'unico, vero "Regolarista", Andrea Brasola, senza il di cui impegno tutto ciò non si srebbe realizzato.
Noi volontari non dobbiamo attendere molto, infatti dopo i politici, prima dei campioni FMI di specialità di ogni sorta, siamo noi ad essere chiamati sul palco, per nome, uno ad uno, e ricevere un diploma personalizzato per la nostra opera a Belluno. Soddisfazione immensa, ma sopratutto la consapevolezza che, come raccontato precedentemente, anche se il mio personale intervento è stato minuscolo, ha contribuito alla causa dell'enduro in Veneto.
Concluso il nostro momento di gloria, la serata procede con le premiazione dei primi 3 classificati di ogni categoria FMI., per ore e ore; noi ci si dedica alle pubblic relation, materia d'eccellenza del Faga; fra una chiaccherata con piloti famosi, come il pluricampione enduro Mario Rinaldi, cercando di convincelo a venire a trovarci a Vicenza, oppure con addetti ai lavori, od ancora con amici di altri motoclub, passa rapido il pomeriggio ed è tempo di cena. Ovviamente siamo tutti ospiti della FMI ad un sontuoso banchetto di gala, rigorosamente in smoking e farfallino, con tanto di presenza delle ragazze immagine (ombrelline) di gare e saloni … questo se vivessimo nel paese di Cuccagna, invece siamo in Italia, purtroppo, di frusciante (alias denaro) ce n'è poco, e già tanto che c'era un tavolo con qualche bottiglietta d'acqua!
Se vogliamo riempire la pancia ci tocca provvedere da noi, e ripiegare su una economica bettola in zona Fusina a Marghera, più adatta allo stile di rudi enduristi … però il pesce era buono davvero!
Ma non finisce ancora qui ...

Eroi patentati!
GIOVEDI'/VENERDI 23/24 MAGGIO 2018 CERVETERI – ROMA
In aprile arriva la proposta, da parte di FMI, di partecipare ad un corso di formazione inerente la protezione civile; ovviamente l'adesione è immediata, ed ai primi di maggio arriva la conferma: sono convocato a Roma, il 23 e 24 maggio, per il III° corso di Formazione per Volontari Motociclisti! La FMI si fa carico delle spese di vitto, alloggio e rimborso spese di viaggio, unico obbligo del partecipante è avere a disposizione il proprio mezzo a 2 ruote. Dal Veneto siamo un nutrito gruppo a scendere a Roma, ci si organizza presto nella composizione degli equipaggi di furgoni ed auto carrellate, per ottimizzare al meglio il convoglio.
Io però ho un problema, 3 giorni prima della partenza un truciolo di ferro mi si infina nell'occhio, devo ricorrere al P.S. Occhio bendato e mutua! Come faccio a guidare la moto in queste condizioni? Telefono a Roma per capire se la mia presenza ha un senso, il corso è tutto imperniato sulla guida, non salire in moto non avrebbe senso … Fanculo, decido di partire lo stesso, bendato come un Pirata dei Caraibi, e poi si vedrà!

Capitan Jack Sparrow mi fa una pippa!
IN MISSIONE
Non è ancora l'alba che il gruppo del MC Cogollo del Cengio, formato da Max Costa, Valerio Gaspari, Luca Dalla Costa, Cristian Dalla Costa, Andrea Da Roit ed il sottoscritto si mette in strada; a noi si è unito Claudio Andriolo da Costabisssara, e giù giù lungo il Veneto raccogliamo gli altri partecipanti della nostra regione, padovani, trevigiani, rovigoti, fra cui Eros Lenisa, coordinatore del Campionato Triveneto FMI, Andrea Brasola, Marco Tosato e tanti altri. Il viaggio lungo la penisola è inteminabile, ma il morale è alto, la compagnia piacevolissima, sono felice di essere partito, benda o non benda.

Prima della prova i veneti si “caricano” con un particolare accelerrante, prosecco D.O.C.! (Scherzo, questo è il brindisi DOPO il superamento dell'esame!).
Finalmente giungiamo a Cerveteri per ora di pranzo; il ritrovo è presso un ristorante, dove veniamo rifocillati e registrati; coordinatore è il Sig. Toni Mori, che già avevamo conosciuto a Belluno e a Treviso nei mesi precedenti.
Non ci siamo solo noi veneti, ma sono presenti squadre da ogni parte d'Italia, dalla Valle d'Aosta alla Puglia, pare quasi un raduno, od una cavalcata:bello, mi piace questo incontro con gli altri enduristi.
Ci si sposta poi nella sede della Protezione Civile locale, dove gli istruttori, ci illustrano il programma. Relatore è il Prof. Raffaele Prisco, docente universitario in materie inerenti lo sport ed il corpo umano, tecnico sportivo FMI, oltre ad essere naturalmente fuoristradista praticante. Dopo una introduzione interessantissima sulla attività fuoristradistica e sulle sue possibili connessioni con la Protezione Civile, si passa alla pratica. Si tratta di un vero e proprio esame di guida: divisi in gruppi, ci alterneremo in 2 aree distinte, ciascuna con 2 prove, quindi in totale 4 step valutativi, sotto il vigile occhio di Prisco e del suo assistente; alla fine avremo una valutazione della nostra capacità di guida in off-road, che ci dirà in quali ambiti possiamo operare. Daltronde, se dobbiamo essere mandati, durante una ipotecica futura catastrofe naturale, in luoghi dove le strade non esistono più, o quasi, dobbiamo essere in grado di sopravvivere, e non diventare noi stessi vittime da salvare!
GUADI
Alla periferia di Cerveteri attraversiamo una brugheria incolta, parte a prato parte a bosco, dalla vegetazione già esplosa nel rigoglio dell'estate; poi i 2 gruppi si dividono, il mio si reca alla zona del GUADO.
La stradina sterrata scende in una valletta; il terreno è tufaceo argilloso, impermeabile all'acqua, molto diverso dai terreni calcarei delle mie montagne, dove sovente i ruscelli sono un greto rinsecchito di sassi; infatti il torrente, per quanto piccolo, ha un robusto flusso di acqua. La stradina lo guada, a valle di una briglia di cemento alta almeno un metro, che con la sua cascata origina un pozza di ampiezza e profondità non indifferente; il guado però è diversi metri a valle di briglia e pozza, la strada entra con angolo dolcissimo nell'alveo, ed esce con altrettanta facilità. Il fondo, per quello che si può vedere, è costituito di sassolini e piccole pietre, e la profondità non supera i 30 cm; tutto qui? Si passerebbe pure con una piccola auto non necessariamente 4x4, come una Panda!
Ed infatti Prisco ci ha riservato una sorpresa. Ci spiega che, una volta entrati nel torrente, dobbiamo piegare a sinistra, dove la pozza di acqua tranquilla inizia a crescere di profondità, e raggiungere una spiaggia di terra sulla sponda opposta; per salire sulla spiaggia c'è uno scalino di 20-30 cm dal profilo abbastanza acuto, pedipiù rotto da alcune radici affioranti; una volta sulla micro spiaggia, si deve girare a sinistra attorno ad un alberello, in modo da rimettere la ruota anteriore verso l'acqua; indi si scende nel torrente, saltando il gradino, per poi attraversare la pozza in obliquo, nel suo punto più fondo, fino al punto iniziale di partenza, circa 4 metri di navigazione. La prova va ripetuta 3 volte. Non è per niente banale!!!

Si entra diritti ma si esce salendo sulla sponda tutta a sx, NO sulla sterrata!

Giretto attorno all'alberello ...

… tuffo nel “laghetto” e ritorno alla partenza.
non vorrei essere nei panni del primo, per fortuna sono terzo, meglio di niente; noto che i primi, entrando troppo prudenti, si impuntano sullo scalino per salire in spiaggia, sono sopratutto le radici ad essere ostiche; il ritorno è ostacolato dalla impossibilità di veder il fondo, cosparso di sassi dove la ruota si impunta, ed è necessario per i colleghi mettere i piedi a mollo e spingere con le gambe.
Al mio turno miro deciso ad un punto privo di radici, rallento ma cerco di non fermarmi per non perdere aderenza, faccio leva con le gambe e facilmente guadagno la sponda; anche il ritorno va bene, pur con qualche impuntamento della ruoata anteriore. Pure i successivi 2 passaggi sono buoni, posso essere soddisfatto della mia prestazione! Il grosso della compagnia supera il test con sicurezza, ma qualcuno poco avvezzo, si blocca a ripetizione e si inzuppa ben bene.
Il test acquatico non si conclude qui: c'è la seconda prova, ovviamente peggiore! Stavolta si tratta di entrare nel torrente esattamente sotto la cascata formata dalla briglia di cemento! Dove l'acqua cade con forza necessariamente la profondità è maggiore, inoltre grossi massi dalle dimensioni di cocomeri, disturbano ed ostacolano il guadare. L'ingresso è difficoltoso, attraverso una barriera di pietre spigolose ed appuntite, ed anche l'uscita non è da meno, dovedo salire su grossi macigni viscidi stondati, simili a cuscini. Qui le cadute si sprecano, qualche moto finisce completamente a mollo e mentre alcuni eseguono l'esercizio, altri sono intenti a smontare carburatori per ripristinare i mezzi affogati! Personalmente, usando senza remore le gambe, e con molta circospezione e prudenza, supero i 3 tentativi indenne da cadute: non sono proprio da buttare come endurista!

2° prova; il passaggio è forse questo? Nooo ...

… è questo! Particolare dell'ingresso con qualche piccolo sasso.

Traversata sotto gli occhi attenti dell'istruttore ...

… gradino ino ino ino da salire.

Problemi acquatici.
SINGLE TRACK
E' tempo di scambiarci la zona di test con l'altro gruppo; ovviamente non possiamo non terrorizzarli sui terribili guadi che li attendono, da veri bastardi dentro! La prova “asciutta” invece è di una facilità estrema, è un divertimento che ripeterei per ore. Lo scenario è un fitto boschetto tagliato da prondi avvallamenti e canyons; Il primo step è un discesa molto ripida e contorta, con ostacoli naturali quali tronchi ed arbusti, seguita da una ripida salita, in parte costituita da un lastrone di pietra viscida, da affrontare partendo da fermi, senza rincorsa. Il secondo step invece è un profondo canyon da percorrere superando solchi e gradini di detriti, per poi salire in velocità sulla rampa di prima. Insomma un circuito assai divertente, di quelli che a 15 anni, coi motorini da cross, ci spendevi un intero pomeriggio con gli amici.

Canyon spettacolare!

Attesa.

I più forti siamo noi!
Finite le prove, si torna ai mezzi di appoggio, cambio d'abito, ritorno alla sede della P.C., dove ci viene somministrato un test a risposte multiple o aperte; qualcuno si inquieta, ma ha da star sereno, non ci domandano di risolvere equazioni differenziali o di commentare la Divina Commedia, ma di rispondere a quesiti tipo “quale è la tecnica migliore per superare un tronco caduto sulla strada?” oppure “quale è per te la dotazione di sicurezza da avere con se in una uscita su terreni impervi?” e così via.
VENETI A ROMA
Ora ci attende il meritato riposo presso il Flaminio Village, dove siamo ospitati in bungalows. La serata è in puro stile “gita scolastica”, nonostante siamo quasi tutti ormai over 40, il casino che facciamo farebbe impallidire la peggiore combriccola di liceali! La tavolata veneta svetta su tutte quanto a confusione, allegria, scherzi ed alcol consumato! I miei compari, persi negli effluvi del vino, decidono di invadere Roma e conquistare il Colosseo: le moto sono scaricate dai furgoni, e senza avere cognizione della strada da seguire, partono all'attacco della metropoli. Purtroppo mi tocca rinunciare alla eroica missione: in primis la mia moto è già caricata ed incastrata dentro un altro furgone, in secundis il mio occhio, che avevo sbendato appena prima di eseguire le prove di guida, chiede pietà, e dedico gli ultimi momernti di questa lunga giornata alle medicazioni oftalmiche.

Le invasioni barbariche!
La giornata di venerdì si passa nelle sede centrale della protezione civile. La mattina si suddeguono seminari sulle finalità, organizzazione, funzionamento della P.C.; tavole rotonde tra rappresentanti della FMI, delle F.O. Ed ovviamente della P.C.; interventi di aprofondimento su normative et similia. Dopo la pausa pranzo nella mensa interna della P.C., il pomeriggio è dedicato alla visita guidata delle sale operative della P.C., dove 24/7 viene monitorato il traffico aereo e navale, e poi passiamo a visitare le “Emergency Room” dove, in caso di grandi calamità si attivano tutte le ramificazioni della Protezione Civile per gestire gli eventi, compresa quella dove interviene il Presidente del Consiglio. Ci si sente un po' come dentro uno di quei film di avventura, con i maxi schermi a tutta parete, i pc che escono dal piano del tavolo, il telefono ad ogno posto a sedere della sala riunioni … si prova una sensazione di orgoglio ad osservare tutto ciò, la tanto vituperata Italia ha ancora delle eccellenze di cui andare fiera, e la P.C. È una di queste.

Emergency Room.

Ricordi.
Verso le 17 la visita si conclude; attestati e badge ci arriveranno successivamente via posta, ora ci attende il lungo viaggio verso casa.
Nei mesi successivi, fra noi partecipanti al corso di Roma, maturerà la decisione di costituirci in Protezione Civile Motociclisti Veneto, valutando se farlo in modo autonomo o come sezione regionale della FMI.
Ma questa è un'altra storia …
Ciao
Alves