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Agonista x caso: 2 anni di Regionale Enduro Amarcord II°

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SuperHank
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Agonista x caso: 2 anni di Regionale Enduro Amarcord II°

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II° parte: errare è umano, perseverare è diabolico!

Agonista x caso: 2 anni di Regionale Enduro Amarcord II° Parte

2003

UN ANNO DOPO - MANSUE' 9/03/2003

Mansuè è la tradizionale prova di apertura del Campionato Triveneto di Enduro e così è stato anche nel 2003.
Il Motoclub Pradegai organizza nella cittadina trevigiana dell'alto Livenza una gara facile e alla portata di tutti, per questo molto divertente.
La regione è perfettamente pianeggiante, per cui difficoltà insormontabili non ce ne sono; non ci sono nemmeno aree "selvagge" come i magredi o gli ampi greti sassosi dei fiumi friulani, solo campi e campi coltivati ma gli organizzatori riescono lo stesso a proporre un percorso fuoristrada valido.
A quasi un anno di distanza dal mio debutto "agonistico" il 9 marzo 2003 sono di nuovo al via, con la mia ormai vetusta XR400, contro le nuove iper-performanti 450 KTM, YAMAHA, HONDA: una decina di kg in più e 15 cv in meno separano queste moto, ma io un "gentleman-driver" corro per puro spirito sportivo, del risultato non me ne importa (quasi) niente, quindi mi diverto, forse più di chi si fa tante paranoie per il risultato.
Il sabato ho avuto problemi a passare la prova fonometrica, il silenziatore Milano Moto era troppo rumoroso; solo al terzo tentativo, con uno straccio dentro il terminale (poi prontamente tolto!) riuscivo ad essere ammesso al Parco Chiuso.
La serata pre-gara la passiamo all'albergo "Paradiso" con la consueta tavolata del MC, a dire il vero con poche presenze.
Al mattino la classe 450 è la penultima a partire, per cui ho tempo di osservare il bailamme di gente e mezzi al via:ci sono una marea di K, YAM e HON CR, poche XR, pochissime HUSKY, HUSBY, VOR e 2 SUZUKI DRZ, 1 gialla e una blu; ma i mezzi più incredibili sono 2 MORINI bicilindrici: impossibili da descrivere, bisognerebbe vederli, mi domando solo come facciano a omologarli.
Al mio turno la fedele XR400 si avvia al primo calcio, poche centinaia di metri per uscire dal paese e siamo subito su una stradella sterrata: mi hanno detto che il giro è uguale a quello dell'anno scorso, solamente invertito il senso di percorrenza.
Superiamo un alto argine e siamo dentro l'area golenale del Livenza, solo campi coltivati e qualche boschetto intorno a noi; velocissima strada bianca, boschetto di pioppi, ponticello in pietra sopra un canale, stradello bordato da siepi, di nuovo polverosa strada bianca e sono alla 1° P.S.. Il fettucciato occupa 2 campi collegati da un pezzo di una stradina: mi lancio dentro, il terreno è liscio, le "Riga Gomme" sono incollate al suolo, mi sembra di piegare come Valentino Rossi!Ad ogni curva strizzo i freni all'impossibile, la forcella va a pacco, la moto si dimena come un serpente ubriaco, tengo stretto il manubrio come il capitano Achab su Pequod! Mi illudo di andare forte, infatti nessuno mi supera! Per la cronaca concludo la P.S. 232° su 317: siccome io le classifiche inizio a scorrerle dal basso, quando non ho visto il mio nome sull'ultimo foglio mi è venuto un colpo!
Il percorso prosegue fra campi coltivati lungo carrarecce dal fondo duro come il marmo: il tachimetro segna nei rettilinei 90-100 km/h. Ogni tanto l'attraversamento di un fosso o il passaggio all'interno di un pioppeto rompe l'uniformità del tracciato. Mi piace molto il passaggio in un boschetto percorso da un fosso: quest'ultimo si supera con una passerella di legno scivoloso, il terreno è fangoso con pozze e radici viscide; Un altro punto da ricordare è una radura dove si salta un dislivello di 1,5 metri per salire subito dopo un terrapieno di 3-4 metri: lì ci sono sempre dei ragazzini a vedere i "numeri" dei piloti, mi impegno a scendere in monoruota per non deluderli!
Un passaggio bastardo invece è lungo un canale; bisogna obbligatoriamente stare nei 2 metri vicino alla sponda, al di là c'è il campo coltivato, solo che in quei 2 metri c'è tanto di quel fango (sembra quasi messo lì apposta), con "ruere" profonde: faccio decine di metri in prima con le gambe a "spazzaneve" per stare su.
In un altro luogo siamo in Africa: lungo un sinuoso fiume (Livenza o Monticano ? boh, qui ci sono fossi, canali, fiumi da ogni parte) il fondo è sabbia bianca, sembra di essere sulla Pipeline in Tunisia, il polverone di quelli davanti è una tempesta di sabbia.
A dire il vero capita anche di spingere; c'è un controllo timbro presso un ponticello pedonale che conduce nell'orto di una casa privata. I proprietari lasciano passare le moto, ma a spinta col motore spento: l'anno prima la pendenza del terreno ci portava al ponte senza fatica, quest'anno bisogna spingere per metri per uscire dall'orto!
Macino km su km ma non arriva mai il benedetto C.O., i minuti scorrono implacabili, vuoi vedere che mi becco la penalità? Finalmente arrivo al Controllo Orario: ho appena una dozzina di minuti di anticipo, devono aver ristretto i tempi, l'anno scorso al C.O. si stava fermi delle mezzore, c'erano piloti stravaccati sul prato a prendere il sole!
La 2° P.S. è tracciata a ridosso dell'argine, "tribuna" naturale per il pubblico; il fettucciato è interminabile con le sue miriadi di curve e tornantini, si sono già formate carregge da paura sulle traiettorie obbligate: niente da fare, in queste situazioni il mix di tecnica mediocre, preparazione fisica scarsa, moto "flaccida" è fatale, mi faccio superare. Concludo la 2° P.S. 261° su 311.
10 minuti di relax e parto per il 2° giro, altri 70 km di fuoristrada: in trasferimento tutto OK, nelle prove speciali arrivano i dolori; alla 1° vado ancora bene, ma in uscita da una curva la moto si spegne: concludo 284° su 305.
Nella 2° vado ancora peggio: scivolo a terra senza danni, sarò solo settimo, ma a partire dal fondo: 294 su 301!
Riesco inoltre a sbagliare percorso: mi ritrovo alla 2° P.S. senza essere passato al C.O., per fortuna sono vicinissimi, torno indietro per l'asfalto, timbro in orario e termino il giro regolarmente.
Il terzo girò sarà la copia del secondo; alla 1° P.S. la moto si spegne, faccio 262° su 283, ma più di tanto non mi importa: come disse qualcuno "l'importante è partecipare"!

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AMORE TI PORTO A VIDULIS - VIDULIS 20/07/2003

Vidulis è stata, fra le gare che ho fatto, la più bella del 2002, non potevo mancare all'appuntamento del 2003. Tempo fa qualcuno disse alle mie spalle che riesco a finire solo le facili gare di pianura: effettivamente mi sono ritirato in tutte le gara di "montagna", peccato che ne abbia fatta solamente una, la tremenda Cavaso del Tomba, già il nome mena sfiga!

Era dal 3 marzo (gara di Mansuè TV) che non gareggiavo; Quest'inverno, al momento del rinnovo della licenza, il mio compagno di gare, l'inimitabile Farmacista, per convincermi mi disse che il calendario del Triveneto era fantastico, un sacco di gare, anche vicino a casa, molte in pianura (la mia specialità!), campionato sociale (5 prove!) del MC: insomma, ci attendeva un anno di smanettamento alla grande!
Invece, fatta Mansuè il 3 marzo, sono state annullate le seguenti gare:

Canda (RO) il 17/03, validità solo Campionato Veneto; percorso di pianura, lungo argini di canali e fiumi, campi e pioppeti, ma impegnativa col fango: la gara per me! Vicina a casa, andata e ritorno in giornata: fan'culo!

Collalto (TV) il 24/05, validità solo Campionato Veneto; percorso di collina, a sentire molto bella; andata e ritorno in giornata: fan'culo!

Alonte (VI) il 9/08, validità Campionato TriVeneto; percorso di collina, sui Berici, alquanto impegnativa, mi è stato detto; anche questa andata e ritorno in giornata: fan'culo!

Insomma, da marzo a luglio nessuna gara nel Triveneto, tranne le gare di durata, che però a me non piacciono; poi, a luglio, 3 gare in Friuli una di seguito all'altra, 13, 20 e 27; il 13 non ho potuto partecipare, il 27 sono al mare, se non andavo almeno a Vidulis il 20 tanto valeva appendere la licenza al classico chiodo!
Penso che basti questo elenco a dimostrare il triste stato dell'Enduro Veneto!
Forse è meglio che l'anno prossimo faccia solo le gite del pane e salame con gli amici!

Basta lamenti, torniamo alla gara.
Uno dei motivi che rendono affascinante questa gara è la Festa Campestre in cui è inserita: una sagra lunga 2 settimane, all'interno di una splendida area verde lungo il Tagliamento, fiumi di birra bavarese, montagne di carne ai ferri, musica, manifestazioni sportive tra cui l'enduro!
Considerato l'ambiente di contorno, molto più piacevole rispetto alle altre gare che ho fatto finora, pensavo bene di invitare la mia compagna ad seguirmi nella trasferta friulana: l'altro giorno mi detto "belli gli scooteroni, quelli si che mi piacciono molto!" (ARGHH!!!!) chissà che non si redima all'enduro!!
Causa motivi di lavoro ci tocca partire tardi e arriviamo a Vidulis alle 19.30, troppo tardi per le operazioni preliminari del sabato; poco male, tanto in questa gara non fanno Parco Chiuso la notte del sabato, alla mattina riprendono i controlli, dalle 6.30 alle 8.30, poi Parco Chiuso fino alle 9.30, quando parte il primo: così dovrebbe essere se si vuole invogliare il semplice appassionato a tesserarsi e gareggiare, chi abita in regione può alzarsi presto la mattina e sbrigare tutti gli annessi e connessi della gara in una sola giornata, senza perdere altro tempo.
Visto che ormai è ora di cena, rimaniamo alla festa ad assaggiare le prelibatezze dei cuochi di Vidulis: formaggio fuso, salsicce, spiedini e birra, l'ideale per affrontare con energia la gara dell'indomani! Poi ci spostiamo a Spilimbergo, dove ho prenotato una camera d'albergo.

PADDOCK

Nelle ultime gare sono stati abbastanza fiscali nei controlli, verificando funzionamento delle luci e rumorosità di scarico, creandomi qualche problemino; per questo motivo stavolta vado prestissimo alle verifiche, con lampadine di scorta, chiavi e stracci per "soffocare" la marmitta, per eventuali "modifiche" all'ultimo minuto, ma a Vidulis hanno controllato solo che avessi la targa originale e il cavalletto e in 2 minuti ho fatto tutto, sono il secondo a entrare in Parco Chiuso, alle 7.15, cazzarola!
Con 2 saracinesche al posto delle palpebre mi stendo su una panchina e un'oretta dopo, sfinito dalla fame, vado all'unico bar del paese a far colazione, poi passo il resto del tempo a bighellonare fra i "paddock".
La scorsa edizione avevo notato la preponderanza dell'arancio fra le moto, quest'anno è ancora più evidente: nella 4T hanno tutti il K oppure, ma in misura minore, il WR; discreto il numero di CRF, poi niente: pochissime HUSKY, HUSBY, TM, KAWA, SUZUKI; di VOR e GAS GAS credo di non averne vista nessuna; di XR 400 mi basta una mano per contarle tutte, nella 250 forse qualcuna in più.
Fra le 2T c'è maggior equilibrio, il dominio arancione non è così schiacciante.
La categoria che mi affascina di più è la 50 codice: motociclette ormai quasi da "grandi", per dimensioni, telai, sospensioni ma dal cuore piccolo piccolo, un pistoncino poco più grande di un bicchierino da grappa, ma che alcuni di questi ragazzi fanno schizzare a 10.000 rpm, girando più veloci di noi "vecchi" in sella a "Bombardoni" 10 volte più grossi di cilindrata, tra cui il sottoscritto!
Ci sono i soliti HM, recenti o consunti, 2 BETA appena usciti dalla vetrina, e pure un SHERCO 50, pilotato da un ragazzino così piccolo e minuto, che arriva appena alla spalla del suo vicino: sta al suo 50 come io potrei stare al LC8 di Meoni!

LA GARA

Alle 10.52 devo partire, sono in iper-ritardo, tanto che prendo il via senza camel-back e protezioni, mi fermo 15 metri dopo lo start, dove Mariella mi porge l'attrezzatura e mi becco il cazziatone del commissario perché non ci si può fermare lì.
Finalmente la mia gara inizia: il giro è invertito rispetto all'anno scorso; il primo tratto è una polverosissima strada bianca, veramente sembra di guidare nella nebbia, anche in piedi sulle pedane la visibilità è nulla. Infatti non vedo le frecce, proseguo dritto e mi ritrovo in riva al Tagliamento: la freccia mi rimanderebbe verso la partenza, strano, vedo dei piloti arrivare e gli chiedo al volo se ho sbagliato strada, ma sono troppo presi dalla corsa per ascoltarmi. Comunque capito l'errore torno sui miei passi e ritrovo la strada giusta.
Per fortuna dopo poco si entra nel primo dei sentieri del bosco: stretti e guidati fra gli alberi, dal fondo misto di terra e ciottoli, non mancano ogni tanto piccole rampe. C'è anche uno strettissimo ponte di cemento sopra un profondo canale artificiale, i commissari invitano alla prudenza.
Per carrarecce fra i campi e tratti di asfalto si arriva alla 1° P.S., un fettucciato non molto lungo tracciato su un prato perfettamente liscio; l'aderenza è ottima, peccato che non avendola vista in precedenza non riesca ad impostare una curva che sia una, nella traiettoria ottimale; le cose migliorano quando mi sforzo di guardare lontano e non 1 metro davanti alla ruota, ma quando non si è sicuri della stabilità della propria forcella e delle braccia non è facile alzare lo sguardo!

LA FOGNA

Conclusa la prova con successo (non sono stato superato, non sono caduto, non mi si è spenta la moto!), procediamo ancora per impolveratissime carrarecce fra i campi fino al C.T. dove ci fanno entrare in un fosso abbastanza profondo, al disotto del livello del terreno circostante, bordato da fitta vegetazione.
Sul fondo scorre acqua, ci sono alcune pozze fangose dove l'acqua arriva alle pedane, ma non c'era la siccità? Poi realizzo: questo liquido color grigio topo sarà lo scarico di qualche fogna o salumificio della zona (siamo dalle parti di San Daniele)! Almeno in mezzo a questo piscio puzzolente è fresco, il caldo oggi è terrificante! Ostacoli tremendi ci si parano davanti: ponticelli talmente bassi dove il manubrio e il casco strisciano sulla campata, fusti in latta di scorie radioattive, paraurti completi di FIAT Ritmo, cucine a legna, porcherie e macerie varie; è una vergogna che si permetta alle moto da enduro di rovinare e inquinare simili ambienti naturali, penso. Magnanimamente gli organizzatori hanno messo una rampa in legno per farci uscire dalla fogna, ma poco dopo ci ributtano dentro un altro canalone, però in secca:
è la famigerata "valletta delle whoops", il sentiero forma una serie di cunette alte mezzo metro, regolarmente a 1,5 metri una dall'altra, che mi chiedo quante settimane hanno lavorato quelli del MC Tagliamento per costruirle, troppo perfette per essere naturali!
Ovviamente le faccio a passo d'uomo, in velocità sicuramente mi schianterei; al termine del canalone siamo in riva al Tagliamento, prima percorriamo delle veloci sterrate, poi entriamo direttamente nel greto: in questo tratto i ciottoli sono piccoli, si può accelerare senza remore, il posteriore affonda nel pietrisco mentre la forcella oscilla come il metronomo di un pianista, qui ci vuole l'ammortizzatore di sterzo o i bicipiti di Tiainen!
Avvallamenti, scarpate, tratti di sabbia rendono il tutto ancora più difficile ma esaltante; il trip master tocca i 70 km/h; non mancano 2-3 guadi sugli ultimi rivoli del fiume, circospetto controllo bene prima di passare, ma l'acqua è solo un velo e non ci sono problemi.

LA SABBIA

Dopo questa esaltante tirata sul greto ci ributtano dentro i boschi nella golena del Tagliamento e lì inizia il mio calvario personale. I sentieri sono da urlo, immersi nella vegetazione, stretti, con continue variazioni di traiettoria e di fondo, ciottoli, terra, fango, sabbia; quest'ultima è assolutamente inconsistente, non ci sono sponde che resistano all'appoggio della moto, veramente occorre usare grande forza nella guida, io non sono abituato a questo fondo e fatico molto.
All'ingresso della 2° P.S. c'è coda; una folla di essere vestiti come palombari, ansimanti, grondanti velenifero sudore, paonazzi, incrostati di terra e fango, sopra ferri altrettanto sporchi e surriscaldati, sotto un sole cocente: veramente mi stupisco che l'enduro non sia molto praticato, chissà perché? Anche agli altri giri starò fermo 20-30 minuti, molti si incazzano, io sono contento,almeno recupero energie.
La 2° P.S. fettucciata è terribile, almeno per me: il fondo è quasi tutto sabbioso, le 200 moto già passate hanno scavato canaloni a iosa, non solo nelle curve, anche nei rettilinei, rischio più volte di cadere, proprio non so dove mettere le ruote; però qualche tirata la faccio, usando le residue energie, soprattutto nelle vicinanze del pubblico, così penseranno che sono uno che va forte!
Ci sono anche profondi avvallamenti dove a scelta potrei schiantarmi nel dosso successivo o atterrare fra i rami di qualche albero, scelgo di avanzare al passo, qualcuno avrà creduto che fossi un trialista finito lì chissà perché, vista la mia flemma.
Il trasferimento fino alla 3° P.S. , la linea, è analogo al tratto precedente, stretti sentieri e qualche intermezzo su ghiaia. L'anno scorso mi era piaciuta molto questa linea, stavolta, pur essendo la stessa, l'ho odiata: sabbioni e ancora sabbioni attraversati dalle 1000 ruere delle moto già passate, solchi profondi già mezzo metro, avrò fatto metà prova con i piedi a terra per non cadere; non so se sia la siccità che ha sfaldato la terra in sabbia fine, l'anno scorso mi sembrava di essere andato bene in questa prova!
Il mezzo non mi aiuta: l'XR è un ottima arrampicatrice, riesce a portarti in cima ai sentieri più impestati, ma quanto ad entrare in terza piena nei solchi da un metro di certe P.S. non è certo pane per i suoi denti, pardon, sospensioni!
Finisce il supplizio ma non la fatica, per tornare alla partenza e al C.O. ci sono ancora stretti sentieri nel bosco, fangose capezzagne fra i campi di mais, ripidi argini in cemento alti 5 metri da scavalcare.

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2° GIRO

Con pochi minuti di anticipo arrivo al C.O., mi fermo un attimo per rinfrescarmi, divoro 2 brioche, Mariella guarda come sono ridotto e si convince definitivamente di essere assieme ad un matto "Io non capisco che gusto ci sia a comprare una moto e a spingerla invece di guidarla?" è la sua "immotivata " obbiezione; i bambini mi guardano come se fossi un marziano e mi dicono che puzzo.
Mi chiede "riparti?" che significa " sei un rudere adesso, come pensi uscirne vivo da altri 2 giri?"; le prometto che faccio il secondo giro poi vedrò.
In un giro mi sono già ciucciato via un camel-back di Gatorade, Mariella me lo riempie di acqua ma per far questo perdo tempo e prendo un minuto di penalità al C.O. mi sono giocato la gara, cazzarola!
Inspiegabilmente all'inizio del secondo giro mi tornano le forze, tiro in trasferimento, arrivo alla 1° P.S., entro deciso, butto giù la moto in curva, derapo in uscita, sono ispirato, stavolta faccio il tempone! All'uscita mi giro per vedere il tempo sul monitor ma è nero, vuoto, anche per il concorrente successivo non si illumina! Penso ad un guasto da poco e riparto ma poi, sulle classifiche , non vedrò il mio nome nella P.S.: più di tanto non mi interessa, ma per chi ha velleità di risultato è gravissimo, e comunque non dovrebbero succedere queste cose in un Campionato ufficiale come il Triveneto!
Il passaggio nella fogna è OK, a parte l'ondata d'acqua che mi finisce in bocca, ma ho già fissato la visita diagnostica per la Leptospirosi, il colera, il tifo e la peste bubbonica.
Il Tagliamento lo prendo largo, nel senso che, preso dalla foga e seguendo le traiettorie migliori, mi ritrovo verso il centro del fiume, ingannando pure i corridori che mi seguivano; ritorno verso riva affrontando un guado più profondo, l'acqua arriva al motore e si trasforma in vapore, mentre il metallo rovente sfrigola.
Alla 2° P.S. solita coda, recupero fiato ma non basta: il fondo è ormai disastrato, mi faccio superare, imbarcate e zampate a terra non le conto più, ma termino intero.
La linea è ancora peggio, la faccio cercando semplicemente di non cadere e farmi male, ho visioni di piscine con cascate d'acqua e bibite ghiacciate, finalmente il cartello "fine P.S.", sono salvo!

3° GIRO

Al C.O. arrivo con 2 minuti d'anticipo, timbro in orario e poi me ne fotto del tempo, vado alla macchina a bere e mangiarmi la pizza che Mariella, sempre gentilissima e premurosa, mi ha tenuto.
Riparto per l'ultimo giro, voglio finire, ce la posso fare, ce la devo fare!
Sul ponticello che attraversa il canale entro troppo deciso, tocco lievemente con il paramani i paletti di protezione, il manubrio si intraversa toccando i paletti sul lato opposto e a momenti non finisco giù nel canale! Possibili danni e botte a parte, un tuffo nell'acqua fresca ci sarebbe stato volentieri!
Alla 1° P.S. non c'è nessuno in coda, entro diretto, tutti gli occhi dei 4 gatti presenti sono per me, i fotografi puntano i loro cannoni su di me, devo fare il pilota, esco deciso ed impostato dalla curva dove è appostato il cameraman, penso"cazzarola che foto ti faccio fare!" e mi parte un Derapone Adrenalina che a momenti la ruota posteriore fa "Ciao!" a quella anteriore; con un'energica zampata salvo il culo ed anche la faccia, chissà se è riuscito a fotografare il numero da circo, magari!
L'ultimo passaggio nella fogna è normale amministrazione, ormai sono immunizzato ( in tutti i sensi).
Sul Tagliamento corro veloce, mi avvicino al primo guado, c'è una coppia, entrambi mi puntano contro la macchina fotografica, da angolature diverse, Minchia, non posso deluderli, devo far vedere chi sono! Arrivo, rallento molto ma non mi fermo, butto lo sguardo sul guado, non vedo granché ma mi butto dentro deciso, in accelerazione: una ondata d'acqua fresca mi sommerge, FAVOLOSO, sono rinato, ed ho pure fatto la figura della manetta! Anche il guado successivo lo faccio nello stesso modo, concluderò la gara con gli stivali pieni d'acqua del Tagliamento.
Arrivo alla 2° P.S., solita coda, almeno mi riposo, sono veramente sfinito, solo il pensiero delle ultime 2 P.S. mi mette apprensione, mi pare proprio di non farcela. Sono in coda ad un gruppo della classe oltre 4T, a fianco ho un altro pilota ritardatario della 450, sul solito KTM, distrutto pure lui, si sdraia sul manubrio immobile, sembra addormentato o svenuto. Siamo fermi da 20 minuti, nessuno arriva e capisco: siamo gli ultimi, non c'è più nessuno alle nostre spalle!
Sono felice, significa che se entro in speciale per ultimo non avrò nessuno che mi piomberà sulle spalle, posso farmi tranquillamente il tratto cronometrato a passo d'uomo e concludere la gara regolarmente!
Devo però far passare KTM, ma il poveretto è ancora più scoppiato di me e parto per penultimo: vado avanti in retromarcia, girandomi ogni tanto per vedere se arriva KTM e lasciarlo passare, ma ciò non avviene, termino la P.S., poco dopo arriva KTM e andiamo verso la Linea.
Qui l'ultima sorpresa: i cronometristi non ci sono più! Hanno sbaraccato tutto! Da un lato sono contento, un supplizio in meno, dall'altro mi sembra strano e poco serio: sono le 16.10, io dovrei terminare alle 16.22, P.S. e ultimo trasferimento saranno si e no 15 minuti, non sono in ritardo di ore!
Lasciamo il percorso e, per asfalto, raggiungiamo il C.O. e metto la moto in Parco Chiuso alle 16.21, un minuto prima, con 2 P.S. in meno, ma nessuna per colpa mia!

SO FAR AWAY FROM HOME

Fiscamente sono distrutto, spossato e disidratato, nell'ultimo giro ho finito il drink, mi bevo litri d'acqua e pure, per la prima volta in vita mia, una birra analcolica; mangio qualcosa ma quasi mi viene il voltastomaco da quanti liquidi ho in pancia!
Nelle classifiche sono sempre in fondo, ma sono felice di aver concluso la prova, il percorso era molto bello, le P.S. più impegnative dell'anno scorso, il caldo l'ha resa massacrante, peccato solo per quelle P.S. perse. Questa gara resta la mia preferita delle poche fatte, è bella la zona, bella la festa campestre, mi piace il Friuli!
Aiuto Gianantonio e Alessandro a caricare la mia moto sul loro furgone, gentilmente mi hanno fatto da autotrasportatori per l'XR in questa trasferta friulana; io e Mariella stiamo un po’ alla festa per recuperare energie, finché alle 19.00 partiamo ma subito ci fermiamo: ho lasciato sul tetto della macchina le foto della gara di Mansuè, appena comprate, e sono cadute chissà dove lungo la strada. Cammina cammina a testa bassa lungo lo sterrato, sarà Mariella a recuperarle, schiacciate ma integre.
Per fortuna che ho con me Mariella che guida lei, io mi butterei in un campo a vegetare; seguendo le indicazioni per l'autostrada vaghiamo per la campagna friulana, per finire a Portogruaro dove ceniamo.
Lei non si sente bene per il caldo, e da lì guido io; ma abbiamo finito il cash, ci serve il bancomat, allora continuiamo a percorrere la campagna veneta in cerca di una banca, fino a San Stino di Livenza, dove prendiamo soldi e autostrada; A casa arriviamo alle 23.30, scaricare la macchina e poi mi butto a letto così come mi trovo: tra sei ore devo andare in ufficio, mi viene da piangere!
Per fortuna mezza azienda è in ferie, ero così stanco che il lunedì non ho praticamente fatto un cazzo, a parte scrivere questo racconto!

Continua ... non finisce mica qui il 2003!

Alves
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