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HDR 2018: MARSHALLS RETURNS!

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SuperHank
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HDR 2018: MARSHALLS RETURNS!

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HARDITAROAD 2018 IL RITORNO DEI MARSHALLS!

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HDR 2018: Trieste.

Ci vuole una gran faccia tosta verso il comune buon senso, a sostenere che uscire alle 5 del mattino dal talamo nuziale, con la prospettiva di rimanere in sella ad una scomoda moto da fuoristrada per 36 ore di fila, al caldo, sotto la pioggia, al freddo della notte, non sia una cazzata colossale! Eppure il 28 luglio 2018, quasi 100 piloti, fra partecipanti e marshall, si sono dati convegno in quel di Trento per dare vita alla 3° edizione della HARDITAROAD Trento Trieste 2018.
Raccontare una tale evento è quasi impossibile, non esiste una storia univoca per la HDR; ci sono i partecipanti, raggruppati in squadre di 3 elementi, i marshall abbinati due a due (eccetto il gruppone scopa): in tutto una trentina di unità lanciate in una interminabile cavalcata di 850 km dal capoluogo trentino a quello giuliano, ognuna con la sua personale avventura, ciascuna avvincente e speciale. Posso solo raccontare la mia HDR, da organizzatore e marshall.

ORGANIZZANDO LA HDR 2018

La mia maiuscola prestazione da marshall nel 2017, affiancato dall'ineffabile Faga, aveva, come si dice, lasciato il segno: HDR 2017-3 Giorni da Marshall; a Natale ricevevo, dal Korrado Molo, la proposta di entrare di peso nella organizzazione dell'evento 2018. Premio o condanna non potevo prevederlo, se da un lato progettare è stimolante, dall'altro mettere in pratica le idee è una rogna senza pari! Comunque fosse, ero dentro, per contribuire con le mie conoscenze geografiche e motociclistiche alla tracciatura del percorso.
Senza tanti giri di parole, la HDR 2018 era da un bivio della sua pur giovane vita; le prime 2 edizioni erano state ideate e condotte dal duo Walter e Gerry, animatori del gruppo Enduro Anni 80 Off Road, nella 1° edizione affiliato al MC Arditi del Piave, nella 2° detto gruppo costituitosi come MC FMI del tutto autonomo. In entrambe le edizioni c'era stato il prezioso appoggio del gruppo enduro vicentino dei Magnasassi, che aveva fornito il servizio di marshall e scopa (Magnasassi che a loro volta avevano coinvolto me ed il Faga nella seconda edizione). Ma tutto questo era già il passato: diversità di vedute inducevano il duo a sciogliersi e restava al Gerry la presidenza del MC e la gestione della HDR 2018. I Magnasassi rimanevano una certezza, ed altre nuove forze si sarebbero aggiunte via via che l'evento prendeva forma.
Un comitato ristretto, formato dal sottoscritto, da Korrado, da Paolo Trabuio, da Aco, con la supervisione del presidente, si incaricava di disegnare il percorso della 3° edizione, con ragguardevoli novità! Nelle prime 2 Harditaroad la traccia, dopo aver attraversato tutte le prealpi venete, si dirigeva a Trieste attraversando, con infiniti arzigogoli, tutta l'alta e bassa pianura friulana: Aviano, Spilimbergo, Casarsa della Delizia, Morsano al Tagliamento, Palmanova, Redipuglia, traccia facoltativa nel carso sloveno, Trieste. Questa edizione invece sarebbe stata tutta montana: dal bellunese l'idea era di percorrere un immenso arco di cerchio sulle Alpi orientali, risalendo il Cadore, passando in Carnia, per poi entrare in Slovenia e discendere tutta la valle dell'Isonzo fino a Gorizia e quindi Trieste. Ci si metteva entusiasticamente al lavoro, gettando nel calderone delle idee le proprie conoscenze, le proprie esperienze di viaggio nel Triveneto. Forse la parte più stimolante ed eccitante di tutto il lavoro, e con orgoglio posso affermare che gran parte del tracciato della seconda parte della HDR è stato frutto della mia mente (malata!).
Intanto il Presidente lavorava agli aspetti burocratici per i permessi, alla ricerca di sponsor, ai bilanci preventivi. finalmente, con la bella stagione, arriva il momento di andare a verificare sul campo il lavoro a tavolino. Entrano in scena tutti gli altri marshall, vecchi e nuovi, che si scatenano in ricognizioni sul percorso. Il sottoscritto si faceva avanti volontario per la missione di ricognizione in terra friulana e slovena: quasi un obbligo in effetti, dato che avevo messo molto del mio nel tracciare questa parte del giro. 2 giorni intensi a zonzo per le Alpi, qui i dettagli:

 2 GIORNI DI SCOUTING-HDR 2018

Fondamentale e complementare in questo lavoro è stato il contributo del buon Paolo Trabuio, che con perizia ed abilità non comuni ha tradotto in tracce GPS chiare, precise, pratiche, ricche di informazioni tutto quello che avevamo prodotto! Anche l'organizzazione temporale dell'evento veniva mutata; al posto delle 2 notti di fila di guida, ovvia conseguenza del partire il venerdì pomeriggio e riposare il sabato pomeriggio, si optava per stringere i tempi; il venerdì sera ci sarebbe stato solo accredito e briefing dei partecipanti, la partenza alle 7,00 di sabato mattina, arrivo a Trieste alle 15,00 della domenica.
Quindi avevamo un percorso molto più lungo ma sopratutto meno diretto, in cui effettuare tagli per abbreviare il viaggio verso Trieste non era fattibile: se sei ai confini dell'Austria, che segui la traccia dell'organizzazione o che vai per la statale alla fine del giro, sono sempre decine e decine di km di strada da fare!!
Cercavamo di semplificare il percorso il più possibile, tagliando dei pezzi in Veneto, per esempio saltava tutta la parte del Montello e del Quartier del Piave, con la sosta al Campo Aviazione Jonathan, ed introducendo l'escamotage dei “GATE”: tratti di percorso a cui sarebbe stato possibile accedere solo entro un certo orario, oltre il quale i Marshall preposti ad esso avrebbero indirizzato i concorrenti per un itinerario più rapido.
Ecco il frutto di 6 mesi di lavoro: 6 tracce (l'ultima divisa in 2), 3 da percorrere al sabato e 3 (4) alla domenica; 3 tracce “GATE” di variante per accorciare il percorso, più 1 traccia facile per evitare un tratto impegnativo:

T1_Trento-Malga Moline 2018_ 163km
T2_Malga Moline-Cima Grappa 2018_113km
T3_Cima Grappa-Longarone_2018_158km

I° Giorno: Percorso Lungo 434 km; Percorso Breve: 368 km

T4_Longarone-Comeglians_2018_ 141km
T5_Comeglians-Uccea_2018_132km
T6-1_Slovenia_Redipuglia_2018_107km
T6-2_Redipuglia TS_2018_35 km

II° Giorno: Percorso Lungo 415 km; Percorso Breve: 379-372 km

GATE 1: T2_Variante Gate Forcelletto-Cima Grappa_2018_7km (risparmio 34-7 km=27)
GATE 2: T3_Variante Mel-Levego_2018_16km (risparmio 55-16 km=39)

T4_Variante_Facile Lozzo-Pian dei buoi_2018_18km (risparmio 11-18 km= -7)
_Variante_Facile Laggio_2018_3km (risparmio 6-3 km= 3)
GATE 3: T5_Variante_Taglio panoramica vette_2018_1km (risparmio 42-2 km=40)

TOTALE: Lungo 849 km; Breve: 740-747 km

La presenza di 2 chilometraggi nel percorso breve è dovuta al fatto che la variante facile di Pian dei Buoi è in realtà più lunga della via diretta, ma in quanto più facile dovrebbe essere percorsa in minor tempo rispetto alla ostica carrareccia che raggiunge il Pian dei Buoi dal paese di Domegge.
Chiaro che il “breve” può essere meno breve, facendo solo uno o 2 dei gate; comunque rimane sempre un chilometraggio di tutto rispetto.
Continuando con i calcoli, si evince che, con 32 ore a disposizione (28/07-07,00 A.M._29/07-15,00 P.M.), la media da mantenere per fare il “lungo” sarebbe di 26,5 km/h; per il corto la media necessaria a completare il giro scende a 23,13 km/h. Sembrerebbero velocità assolutamente alla portata di qualsiasi pilota, ma considerando le necessarie soste, un'ora a pranzo, qualche mezzora qua e là per ristori e benzina, 3-4 ore alla sera per cenare e fare un pisolino, magari poi una foratura, si fa presto a scendere ad un tempo utile di viaggio di 28-29 ore … e con 28 ore la media necessaria sale a 30,3 km/h, ed io stesso in ricognizione non ero andato oltre un misero 25 km/h!!
ricapitolando: rispetto al 2017, meno km ma nessuna possibilità di accorciare in modo consistente il percorso, e meno tempo per farlo; una sfida non da poco!

SABATO 29 LUGLIO ORE 06.00-10.00 TRENTINO
ALBA ARDITA

Mentre gli equipaggi della HDR si stanno preparando per la partenza, la squadra marshall M2, Alves e Faga, è già in viaggio verso il suo primo servizio, il tratto hard “monotraccia Carbonare”. Sarebbe stato bello partecipare al briefing del venerdì sera, gustare lo spirito dell'attesa, quando tutto è ancora di là da venire; ai marshall, scope a parte, purtroppo questo è precluso, in quanto obbligati a partire prima dei concorrenti per prendere posizione nei posti assegnati; certamente potevamo dormire a Trento e partire da là sul far del giorno, ma bisogna considerare che avremmo trascorso la notte di domenica a Grado, per recuperare sonno, tornando a casa il lunedì. Un week end esteso di 3 giorni, farlo diventare da 4 comportava qualche piccolo intoppo di carattere familiare …

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Il tratto “hard”; gli impavidi marshall a vegliare sui concorrenti!

Dispiace che non siano della partita 2 dei principali artefici della HDR 2018, Paolo Trabuio, inopportunamente (per noi!) in meritate ferie, ovviamente in moto, e Korrado: vi penseremo!
Tornando alla squadra M2, nonostante un GPS che fa le bizze e non aggancia il segnale (fa sentire tanto Meoni alla Dakar 98), raggiungiamo il punto da presidiare. La sterrata è franata da tempo, il passaggio di 2 ruote e pedoni ha creato un monotraccia abbastanza largo, l'unico punto foriero di problemi è una salitina di un paio di metri che termina con una curva in leggera contropendenza verso il burrone, con dei grossi macigni alla sommità che ostacola il passaggio delle moto e le costringono a stare eccessivamente verso valle. Nella pratica il nostro intervento si è limitato a segnalare la traiettoria migliore ai piloti, ed effettuare un accurato “shoot” fotografico degli stessi. Nessuno ha avuto grosse difficoltà, molti sono passati in assoluta disinvoltura, altri con un po' di timore, ma tutto OK, sia che avessero grosse bicilindriche come le GS1200, sia che avessero leggere monocilindriche; anzi, spesso e volentieri erano i primi ad essere più sciolti.

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Avanti tutta.

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Un pilota in rappresentanza di tutti: Franco Picco.

Essendo agli inizi i partecipanti sono ancora abbastanza compatti, e non credo ci siano già attardati o ritirati per guasti, cosicché possiamo guardare “de visu” tutti i partecipanti; ci sono i VIP, graditi ospiti come i bresciani del MC Leonessa, capitanati dal Dakariano Birbes sulla sua Special Guzzi V7; Franco Picco, che di presentazioni non ne ha certo bisogno! Il gruppo di Boano, altro dakariano doc, con specialissime Transalp e Africa Twin “old”, talmente belle da far girare la testa; gli organizzatori del Rally dell'Umbria, Ceccucci & co., che in sella a bellissime Cagiva Elefant mi fanno pentire di aver lasciato a casa il Ducatone preferendogli la XR400; con loro c'è la “nostra” (inteso nel senso di Veneta) Nicoletta, ormai una presenza femminile fissa a tutti gli eventi amatorial-rallystici del centro nord; c'è la stampa, cartacea e digitale, l'inconfondibile barba del Ciaccia sulla nuova BMW F800, Pietro Bartolomei di Discoveryendual tester della V-Strom; ci sono club ufficiali come il Tenerè Italia ed il Collabrigo Classic Club e poi, ultimi ma non ultimi, tutti gli altri, goliardicamente intitolatesi “Kerosene Team”, “Svalvolati”, ecc..
Una menzione particolare se la meritano sicuramente Alberto e Laura, 2 fidanzati in sella ad una KTM LC4: decidere di affrontare 850 km di sterrate e tortuose strade di montagna in 2 su una moto sfiora il masochismo o tendenze suicide, ma il bello è che non molleranno, facendosi tutto il percorso! Qui la loro esperienza: discoveryendual/sfida-oltre-la-passione-harditaroad.
Pozzo, capo della squadra scope, ci avverte che sono passati tutti; loro stanno facendo colazione, possiamo partire senza aspettare il contatto visivo. Risaliamo il costone, aggettante sulla Valdastico, del dosso Cherle (sede dell'omonimo forte) fino a scollinare sui pascoli dei Fiorentini, per lanciarci subito nelle veloci sterrate fra le abetaie alle pendici di Costa d'Agra; pozzanghere di fango ed acqua dei recenti temporali aggiungono brio alla guida, e velocemente raggiungiamo passo del Sommo, per imboccare il panoramico sterrato verso Passo Coe. Purtroppo tale strada è letteralmente invasa da camminatori della domenica in pedule e bastoncini, mountain bike, cani, c'è pure da costeggiare il campo da golf! Per noi nessun problema o contestazione, spero anche per tutti gli altri, ma guidare in una folla simile toglie tutto il divertimento. Per fortuna il morale ce lo rialzano un nutrito gruppo di ragazzini, probabilmente in campo scuola, che si dividono in 2 al nostro arrivo, lasciandoci uno stretto passaggio irto di manine alzate che chiedono un “gimme five”: meraviglioso, commovente, la moto piace ancora ai giovanissimi 2,0, almeno ad alcuni, questo episodio è il nostro podio odierno, la nostra medaglia della vittoria.

SABATO 29 LUGLIO ORE 10.00-14.00 ALTOPIANO DEI 7 COMUNI
VITA FELICE PER LA HDR

A passo Coe sosta “non-caffè”, nel senso che ci fermiamo al bar ma per la ressa di clienti manco ci servono, ma otteniamo 2 risultati; primo, mi accorgo che si è spezzato uno degli attacchi dei reggi borse laterali … nemmeno 80 km di strada ed ho già una panne seria! Vado di accrocchio con cinghie e corde, sperando che tengano per i prossimi 1.000 km. Vuoi vedere che quest'anno tocca a me ritirarmi? Eh sì, perché l'anno scorso era stato il mio compagno che, all'alba della domenica, dopo due notti insonni, gettò la spugna per troppa stanchezza e rivolse le ruote del suo XT verso casa, mancando la prestigiosa parata fino a Piazza Unità d'Italia a Trieste. Per tutto un anno è andato avanti il menaggio nei suoi confronti da parte degli altri Marshall, e non solo, l'unico marshall ritirato della HDR 2017! Infatti quest'anno Luca è carico come una molla, non ho dubbi sulla sua determinazione e capacità a portare a casa il titolo di “best Marshall of the Year”!
Secondo risultato, siamo raggiunti dalle scope, a cui ci uniamo.: Pozzo il Magico Meccanico, Cattelan la sua mano destra, Prandina quella sinistra, e quarto colui con cui nessuno degli iscritti vorrebbe mai avere a che fare (professionalmente, si intende!): Stefano il Motopedico, il discepolo di Esculapio che veglia sulla salute della HDR!

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Scendendo in Veneto.

La lunga discesa sterrata del Riofreddo scorre senza problemi, solo un recupero di bagagli persi da un partecipante ci rallenta qualche minuto; in fondovalle ad Arsiero, Alessandra, Lorenzo e Stefano hanno allestito il primo controllo timbro del giro; il caldo è opprimente, non a caso i nostri colleghi stanno distribuendo bottigliette d'acqua a iosa. Foto di rito e saluti, peccato che loro non faranno tutte 2 le giornate e non li vedremo al bivacco serale. Alessia comunica alle 10.45 che il CP1 è chiuso, sono passai tutti; considerando che dalla partenza sono circa 80 km, i partecipanti stanno viaggiando a circa 25 km/h di media, come da tabella di marcia: GO!

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CP1 Arsiero

Ritorniamo in quota per il famigerato “Costo”, la pista degli smanettoni stradali; ogni anno Korrado prova a chiedere il permesso di transitare per la tagliafuoco, superbo sterrato alternativo all'asfalto, mai che il comune conceda il permesso!
Ci rifacciamo fra gli sterrati di Monte Zovetto, Val Magnaboschi, Cima del Porco, Monte Corno; noi della M2 tagliamo il percorso per recuperare tempo, ma sono diversi i gruppi di partecipanti che incrociamo e superiamo lungo la traccia.

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Verso Malga Moline.

Verso l'una giungiamo al ristoro presso il rifugio Adriana malga Moline, a 1.740 m.s.l.m.; ci sono decine di moto sparse nei prati attorno all'edificio, ci sono anche i nostri compagni della squadra M1, Aco e Corradoc, che dopo aver presidiato la partenza all'aeroporto Caproni di Trento si sono portati avanti sul percorso, così come i 4x4 di servizio con a bordo Gerry. Delle squadre M3, M4, M8 non sappiamo nulla, qui i cellulari non prendono, dovrebbero comunque essere più avanti nel percorso, a prendere posizione nei posti assegnati; ci sono invece Isacco e Roberto, squadra M6: loro non devono presidiare alcun punto, hanno licenza di “fancazzeggiare” lungo tutta la Harditaroad! Scherzo, il loro compito è realizzare materiale fotografico e video per documentare l'evento.

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Un ristoro da campioni!

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Preparativi in corso.

La gente è contenta e rilassata, chi mangia dentro, chi si gode il mix caldo/freddo dell'alta montagna sulla terrazza solarium del rifugio, qualcuno sistema i mezzi ma non si vedono interventi di grossa portata in corso. C'è pure il pubblico, tra cui il mio amico Biga, venuto appositamente per intercettare il passaggio della carovana Harditaroad. Ma forse sarebbe il caso di non essere così scialli, malga Molina è il termine della T1, ma fra T2 e T3 sono 271 km al completo, con tutti i tagli si riducono a 205: dandosi 6 ore sono 45 km/h di media per il completo, molto impegnativo; più fattibile con qualche taglio, considerando che per i 163 km della T1 i partecipanti hanno impiegato in media 4-6 ore, vuol dire che hanno tenuto una media fra i 30 e i 40 km/h, decisamente notevole!

SABATO 29 LUGLIO ORE 14.00-18.00 MONTE GRAPPA-PREALPI BELLUNESI
CALDO, FREDDO, ACQUA E NEBBIA

Si riprende la marcia, sulle strade irte di scaglie e ciottoli appuntiti di questa parte dell'altipiano; appena oltre il rifugio la sterrata gira attorno ad un avvallamento grossomodo circolare, ma c'è un taglio che sega via il circolo; la traccia GPS è chiara, ma chissà perché diverse squadre hanno deciso di intraprendere il taglio non previsto: li vediamo fermi a metà pendio, intenti a spingere le moto che arrancano sui sassi; vabbè, non è una situazione di pericolo, nel caso basta girarsi e prendere la via corretta.
Al galoppo nella polverose sterrate attraversiamo le sconfinate plaghe della piana di Marcesina, e poi i pendii del Monte Lisser, in cui Faga ed io passammo lunghe ore a presidiare cancelli durante la prima notte della Hardita 2017. Sul Lisser ritroviamo gli M6, che ci fanno una proposta indecente: scendere insieme al lago del Corlo, e sulla passerella che lo attraversa farci riprese aeree col drone; “Faga, è la nostra occasione, diventeremo delle star di Youtube, degli influencer da milioni di like!”
Imbaldanziti ci uniamo a loro, ma la sfiga è in agguato: al distributore di Enego Roberto mi fa “ma non hai la gomma un po' sgonfia?”; No Roberto, non è sgonfia. È proprio bucata! Addio sogni di gloria, ed in più inizia anche a piovere. Ma per fortuna ho con me il mio compagno di squadra, l'impareggiabile, l'incomparabile YamaFaga che con un intervento risolutivo pone rimedio ai miei guai; a mettere la moto su un cavalletto precario però devo pensarci io, come a smontare la ruota, ed altrettanto nello stallonare il pneumatico e sostituire la camera d'aria; idem tutte le fasi inverse. Ed allora cosa c***o ha fatto il Faga per aiutarmi? Intanto è il mio “press agent”, in tempo reale pubblica filmini su FB delle mie (dis)avventure, ma sopratutto è il mio motivatore, il trainer, mi incita come il vecchio allenatore negro fa con Sylvester Stallone in “Rocky”, “Non fa male! Non fa male!”, ed il sottoscritto smonta gomme come Rocky Balboa spaccava legna nella taiga siberiana.

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Cambio gomme!

Senza nulla togliere ai meriti del Faga, ma anche il fatto che il benzinaio fosse anche gommista, quindi con smontagomme pneumatico professionale, e fosse per giunta aperto di sabato pomeriggio, ha avuto il suo merito …
Mezzora abbondante è andata così, e siamo ancora sull'altipiano; lenta immersione nella canicola afosa del Canale del Brenta, ed è ora di scalare il monte Grappa. La sterrata che sale dal lago del Corlo è una lunga teoria di tornati e brevi rettilinei, terreno ideale per la maneggevole XR400. Ci troviamo intruppati nel gruppo umbro-Nicoletta, per mettere in chiaro con chi hanno a che fare li supero tutti con eleganza e potenza, creando il vuoto dietro di me; quando mi fermo ad un balcone panoramico mi accorgo di avere perso: borsone, sacco a pelo, occhialoni; materiale che mi viene recapitato a rate dai colleghi appena superati: la classica F.M.C., Figura di M***a al Cubo!
Raggiunta la strada Cadorna sulla dorsale del Grappa, il clima muta di nuovo; un freddo decisamente fastidioso, che gela ossa e muscoli pochi minuti prima oppressi dalla calura; questa è una delle difficoltà di una ultra cavalcata adventouring: i percorsi sono tecnicamente facili, ma il variare delle condizioni meteo tra notte e giorno, tra pianura ed alta montagna impegna assai il fisico degli “arditi”.
Al bivio del rifugio Forcelletto c'è la squadra M8 di Fabio, Paolo e Sergio che presidiano il CP2 GATE 1; i nostri compagni sono fermi al bivio del Forcelletto dalle ore 15.000 questo luogo è sia un checkpoint, il secondo della giornata, sia il primo Gate: i partecipanti possono scegliere se andare direttamente a cima grappa oppure, scendendo verso le malghe della Val Cesilla, percorrere poi tutti i Colli Alti e risalire a Cima Grappa passando della zona di Campo Croce. Alle 16:30 hanno chiuso il gate, mandando tutti i ritardatari direttamente a Cima Grappa; fra questi ci siamo anche noi della M2 ma va bene così, il tempo è volato senza che ce ne accorgessimo: sono le 17:00 e fra 6 ore esatte io e Faga dovremmo ripartire da Longarone per andare a prendere posizione per il controllo notturno ... e dobbiamo ancora fare tutti i 158 km della traccia T3!

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CP2 GATE1

Cima Grappa è avvolta nella nebbia, fitta come il petrolio; il meraviglioso panorama, che nelle giornate terse si protende fino alla laguna di Venezia, si può solo immaginare. In compenso sembra di essere veramente in piazza San Marco a giudicare dal numero di di scolaresche, campi scuola, gruppi organizzati presenti, che intasano il rifugio peggio della metropolitana di Tokyo nell'ora di punta. In questa Bolgia di di turisti fai da te ci facciamo strada a gomitate e sportellate di zaino per raggiungere il bancone e consumare un ristoro con i nostri colleghi Marshall. Ma quando usciamo nel piazzale per ripartire incontriamo il gruppo di Birbes, ed il Faga non può esimersi dal fare un giro di bibita con i bresciani: Ok ci sta ... Ma quando riusciamo non incontriamo Franco Picco e la sua squadra? E non si può non fare un giro di bibita anche col Picco nazionale!

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Dakariani e Dakariane a Cima Grappa.

In qualche modo riesco a rimettere il Faga in sella e ad avviarsi lungo la lunghissima e panoramica discesa che per il Monte Tomba ed il Monfenera ci riporta in pianura. Qui finalmente la nebbia si alza e possiamo ammirare la vastità della pianura simile ad un mare, con le gobbe delle colline asolane in guisa di onde marine ed in lontananza la protuberanza gibbosa del Montello, schiena di un enorme balena appena appena affiorante dai flutti, e l'argentea striscia ghiaiosa del greto del Piave, immensa striscia spumosa di una nave. Sulla Feltrina ci fermiamo per rifornimento a un distributore e chi troviamo? La squadra M8, Isacco e Roberto, entrambi intenti a smontare le moto per qualche guasto. Per solidarietà anche Luca si mette a ravanare sul suo 660, Io telefono casa, poi ci beviamo una cosa ma c'è anche il gelataio e allora ci facciamo anche il gelatino ... ed il tempo passa.
Si fa il punto traccia: mancano ancora 124 km a Longarone per la via completa, 84 se prendiamo la variante corta del GATE 2, 74 se percorriamo tutto il fondovalle sulla SP1 sinistra Piave. L'ultima opzione, anche se di poco più corta della seconda, è chiaramente la più veloce, essendo totalmente su asfalto, in fondovalle, e con pezzi a veloce scorrimento: un'oretta e si è al bivacco. La seconda invece ci farebbe scalare il monte Cesen, sopra Valdobbiadene, dove gli M3, il nostro amico Giancarlo, con Sergio Dal Lago, dovrebbero presidiare il CP3 a malga Garda. Ci piacerebbe passare da loro, ma non riusciamo a metterci in contatto, non sappiamo se siano ancora lassù; “facile!” dice Isacco, e ci mostra sullo smartphone l'applicazione che individua in tempo reale, grazie al tracker consegnato ad ogni squadra di partecipanti e di marshall, la loro posizione.
Quello che vedo mi lascia estasiato: su una mappa in stile Google Maps è indicata tutta la traccia della Harditaroad e su di essa ci sono tanti pallini colorati, ognuno col proprio numero, che si muovono lungo il percorso; addirittura i pallini di Marshall hanno il nome esatto della squadra, M1, M2, M3, ed un colore diverso da quello dei partecipanti.
“Questa è una figata pazzesca Isacco!” Gli dico;”Come faccio ad averlo?”” Bisogna chiederlo a Gerry” mi fa. Comprendo immediatamente la portata di avere un simile strumento a disposizione durante la notte che ci aspetta; Il Faga ed io dovremmo posizionarsi nel paese di Domegge, indirizzando i partecipanti o sulla strada facile per il Pian dei Buoi oppure avvertendo loro che stanno imboccando la traccia principale, una carrareccia molto ripida ed abbastanza scivolosa ed impegnativa. È chiaro che noi possiamo si fare la selezione ma, essendo la mulattiera lunga una mezza dozzina di chilometri, non avremmo alcun modo di sapere l'evolversi della situazione a Monte della nostra posizione. Invece con il Tracker potremmo vedere in tempo reale posizione dei partecipanti. Senza indugio manda una richiesta ufficiale a Gerry per avere tale dispositivo nelle mie mani fiducioso di una risposta affermativa.
Per quanto riguarda invece la scalata del monte Cesen, abbandoniamo ogni velleità di raggiungere il CP3 ed i nostri amici: abbiamo solo 5 ore prima della nostra prevista partenza da Longarone, forse è consigliabile arrivare in fretta al Bivacco per avere la possibilità di fare un riposino prima della lunga notte Ardita!

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Cartolina dal CP3.

La squadra M6 invece si lancerà sui restanti chilometri della T3, 124 in tutto; impiegheranno quasi 3 ore a percorrerla tutta, arrivando a Longarone verso le 22.00, rischiando di rimanere a stomaco vuoto. Distrutti, salteranno a pie pari la traccia T4, optando per la SS52, attraverso il Passo della Mauria, per entrare in Friuli e raggiungere Tolmezzo via Ampezzo e Villa Santina.
A malincuore indossiamo le tute anti acqua e alla moderata andatura che ci permettono le nostre coperture tassellate, prendiamo la strada diretta per Belluno e Longarone, rinfrescati, semmai ce ne fosse bisogno, dalle nebulizzazioni di acqua alzate delle macchine che ci superano.
A Mel incrociamo i nostri colleghi Enrico e Alessandro dell'M4, di presidio al GATE 3, ovviamente già chiuso. A Longarone per fortuna non piove e sono circa le 19:00 quando giungiamo nella zona degli impianti sportivi dove, presso la baita sede della locale Associazione Alpini, è stato allestito il bivacco serale della Harditaroad.

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On the road to Longarone.

SABATO 29 LUGLIO ORE 19.00-24.00, LONGARONE-DOMEGGE
IL RIPOSO DEI GUERRIERI

Al bivacco di Longarone c'è la tipica atmosfera che si respira in queste occasioni. Le moto sono ordinatamente disposte in due file a spina di pesce su entrambi i lati del viale; attorno i piloti indaffarati a sistemare bagagli, a vestirsi e svestirsi per la cena, chi invece ha problemi un po' più seri è in disparte, magari vicino a un furgone di assistenza, a controllare i mezzi meccanici; qualcun altro sta già usufruendo dei servizi offerti per una corroborante doccia; intanto gli Alpini sotto il tendone sono alle prese con enormi pentoloni in cui ribolle la nostra cena.

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Bivacco Longarone.

Ma i marshall della Harditaroad sono sempre al lavoro; Giancarlo e Sergio sono ancora in cima al Monte Cesen al CP3, per aspettare gli ultimi ritardatari: chiuderanno il controllo solamente alle 21:13; mentre gli ultimi concorrenti a giungere a Longarone arriveranno alle 22:33, appena mezz'ora prima della partenza mia e di Luca.
Il pranzo è da veri campioni, una iniezione di calorie e proteine che farebbero inorridire qualsiasi vegano. Nel dopocena Gerry cala l'asso, offrendo 2 tortone per festeggiare il compleanno del nostro amico Beppe Pozzo, meccanico d.o.c. e capo scopa della Harditaroad. A seguire facciamo un briefing fra noi Marshall; ordinaria routine ma l'unica cosa che mi preme, ossia ottenere l'uso del Tracker mi viene negata dal Presidente, con motivazioni che non mi sono del tutto chiare: mah!
Poco dopo le 11:00 La Squadra speciale M2 si mette in marcia per raggiungere il luogo assegnato a Domegge. velocemente attraversiamo gli addormentati i paesi del Cadore lungo una statale di Alemagna deserta; sistemiamo il nostro punto di controllo di fronte al municipio. Di fronte a noi, alle spalle del comune, dovrebbe esserci la montagna che i partecipanti debbono scalare però, nell'oscurità della notte, nulla si intravede.

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Primi arrivi al Check Point “Hard Bajon”.

Come faremo a sapere se succederà qualcosa in quel remoto pendio? Tento un'ultima volta, via whatsapp, di ottenere da Isacco l'accesso al programma di Tracker. Con mia somma sorpresa, il Golden Boy della Trento Trieste mi invia il link! Lo clicco e sullo smartphone mi appare la desiderata mappa, con i pallini delle squadre partecipanti che si stanno muovendo verso di noi! Fantastico! Arrivano i primi piloti e li fermiamo a bordo strada: si spiega la situazione, dritti asfalto e cemento fino in cima, svoltando si entra nell'incognita sterrata ripida e scivolosa. Le grosse bicilindriche vanno praticamente tutte per la strada easy, anche se un paio di eroi si lanciano nel tratto hard, ma perlopiù sono monocilindriche e moto racing a tentare il cimento.

DOMENICA 30 LUGLIO ORE 00.00-03.00, CADORE
IL CAOS SI SCATENA

Lo scocco della mezzanotte è ampiamente passato e, sebbene sia piena estate, gli abitanti del paesino sono addormentati nei loro letti. Tutti i meno uno: all'improvviso ci si palesa di fronte un ragazzo che comincia a farci domande sulle moto, con evidente interesse e passione per la cosa. Si chiama Romano, è dei luoghi, è un appassionato endurista, sia Racing sia con moto da viaggio avventura; alcuni suoi amici partecipano alla HDR e così è venuto a sapere del nostro passaggio notturno in Cadore. La sua presenza è un vero colpo di c***! Conosce bene le caratteristiche e la difficoltà della carrareccia in questione e ci esprime con enfasi le sue perplessità nel mandare grosse moto enduro stradali su quelle balze. Ci informa inoltre che il fortunale che ha imperversato in questa parte di Cadore nel tardo pomeriggio, ha fatto sì che ondate di terriccio, fango, sassi abbiano invaso la carreggiata, rendendola oltremodo scivolosa e dall'aderenza precaria.
E a dargli pienamente ragione ci pensa il dispositivo Tracker: i pallini che segnano la posizione delle squadre sono fermi tra un quarto ed un terzo della distanza complessiva del tratto hard; ogni tanto sembrano muoversi, si spostano di una frazione di millimetro sulla mappa ma poi si bloccano per lunghi minuti; si vede una ripartenza ma è un fuoco di paglia, pochi istanti e sono di nuovo fermi.
Vista la malaparata corriamo i ripari: si decide di chiudere il tratto hard a tutte le bicilindriche ed ai grossi mono, permettendo l'accesso solo a moto leggere. Qualche pilota che ha tentato torna indietro, vinto, raccontano di un fondo scivolosissimo, di tratti di cemento ricoperti da terriccio e fango, dove fermarsi equivaleva a morire, ossia rinunciare per sempre alla possibilità di ripartire, tanto precaria era l'aderenza. Ma non sono solo i piloti ad avere difficoltà, anche i Marshall sono messi in crisi dalla salita hard; la squadra M4 di Enrico che, che in questa seconda fase della Harditaroad ha il compito di presidiare il confine sloveno ad Uccea, tenta la salita al rifugio Bajon ma, dopo una ventina di minuti scarsi, gli vediamo tornare sui propri passi, feriti nell'orgoglio ma soprattutto nei mezzi, con lo splendido K 1090 di Enrico sfregiato nelle carene e privato dello specchietto! passa il nostro checkpoint anche Gerry, il quale, dopo essere stato edotto della situazione, ci dà l'ordine di chiudere definitivamente il tratto hard e mandare tutti per la via facile; ore 01.49 circa. Decisione saggia, che però non manca di scontentare qualcuno: ci sono piloti motivati ed agguerriti che protestano, asserendo che loro sono qui per fare sterrati, E che diamine!

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Discovery Endual al check.

Arriva Ciaccia ed il suo schiavo, spieghiamo anche a loro la faccenda hard soft, e lui manifesta l'intenzione di prendere la variante facile. Al che gli suggerisco che, per dovere di cronaca, dovrebbe andare a fare il tratto hard; che poi, gli dico, ho tracciato personalmente questo pezzo di percorso, sarebbe per me un punto d'onore farglielo provare e recensire. Ma proprio perché siamo Noi, Alves e luca, i due pazzi traditori psicopatici che a febbraio, con l'inganno lo hanno convinto a partecipare alla I want to Finish, con il risultato di aver rischiato la vita per due giorni di seguito dentro le rogge e sulle mulattiere dell'Alto Vicentino! IWTF: IWTF 2018 Back to the Root.
“No di certo che seguo i vostri suggerimenti!”, ci dice con enfasi!

Ma i casini non sono certo finiti anzi, sono appena cominciati! intanto, sulla salita al Bajon, abbiamo ancora una squadra ferma che non va né su, né giù; nel frattempo arriva anche un Toyota dello staff, che sta seguendo il percorso in funzione di auto appoggio. Alla guida Mister Toy, e come equipaggio due ragazze che non ho ben capito come siano capitate dentro la Harditaroad né di cosa si occupino specificatamente, però possiamo dire che sono le nostre vallette, una bionda e una mora, come su Striscia la Notizia: E chi siamo noi per essere da meno?
L'apparizione del Toy la considero un colpo di fortuna, perché già mi immagino di utilizzarlo come auto di recupero del pilota in panne sul tratto hard. Provo a sondare il terreno per tale operazione, ma Mister Toy nicchia e temporeggia: mi sa che non c'ha mica tanta voglia di rischiare di massacrare il suo bel 4x4 nei boschi del Cadore!
Ma per fortuna c'è Romano, il nostro asso nella manica; due suoi amici sono posizionati lungo la mulattiera incriminata, a bordo di un piccolo 4 x 4, sempre con l'intento di ammirare il passaggio degli arditi. inizia così un'intensa sessione telefonica tra me e loro, finalizzata ad informarmi sullo stato dei concorrenti e sulla loro posizione. Uno di questi è andato completamente in game over, sfinito, praticamente non è più in grado di stare in sella alla moto. Queste anime pie si fanno carico dei dispersi delle Harditaroad, non solo fanno assistenza morale ai naufraghi dell'enduro, ma arrivano a caricare il pilota in tilt sulla loro auto, per portarlo in paese, mentre uno di loro si fa prestare il casco e monta in sella alla moto, per non abbandonarla nel bosco: dei grandi!

Mentre questi avvenimenti accadono sull'hard rifugio Bajon, altre gravi vicende si sviluppano nelle sezioni successive del percorso. Necessita spiegare ora com'era strutturato il tragitto nel tratto cadorino della Trento Trieste, di sicuro la parte di traccia più complicata dell'intero percorso.
Il percorso principale comprende il tratto impegnativo da Domegge fino al rifugio Bajon, superato quest'ultimo arriva ai ai pascoli del Pian dei Buoi per scendere, quindi nei pressi di Auronzo, percorrendo la Val Da Rin; ma prima di scendere la traccia percorre un anello in quota verso le fortificazioni del Col Vidal.
Il bivio per la Val Da Rin è posto esattamente 593 metri a monte rispetto all'inizio dell'anello, posto all'incrocio vicino ai ruderi delle ex caserme di Soracrepa; i partecipanti devono tenere la destra, lasciando a sinistra il cancello che immette sulla strada della Val Da Rin; un waypoint, opportunamente inserito in traccia, denominato “tenere e girare a destra”, dovrebbe agevolare questa manovra; dopo 276 metri, in cui corrono il rischio di veder salire nell'altro senso i loro compagni provenienti dal Col Vidal, alla loro sinistra hanno il bivio per la sterrata che chiude detto anello, che non devono imboccare; anche qui un waypoint, denominato “tenere e girare a destra 1”, dovrebbe agevolare il mantenere la direzione giusta.
Poi hanno 317 metri da percorrere, fino al bivio di Soracrepa; in questo tratto non dovrebbero incrociare nessuno proveniente in senso contrario, A meno che qualcuno della traccia facile “Lozzo-Pian dei Buoi” non decida anche di saltare del tutto l'anello, percorrendo un breve fuori traccia e andare direttamente verso la val Da Rin. In ogni caso, se i partecipanti seguono pedissequamente le tracce, quelli della traccia principale devono Svoltare a sinistra, quelli della traccia facile, che qui termina, svoltano a destra, e tutti insieme percorrono in senso antiorario l'anello del Col Vidal. Poi, quando si rimettono nel tracciato a doppio senso, i due waypoint precedenti non possono indurre in errore, in quanto hanno sempre la dicitura di tenere la destra.
Tutto questo sulla carta sembra parecchio complicato, ma se si guarda una piantina della zona con sopra segnate le tracce gps, ci si rende conto che in realtà è tutto abbastanza semplice.

Eppure, nel cuore della notte, nell'arco di un'ora, il caos si impadronisce della Harditaroad. Sul display si vedono pallini muoversi in tutte le direzioni: squadre che saltano l'anello e scendono verso Auronzo (intenzionalmente? Involontariamente?); altri che si muovono in senso contrario; altri che, giunti al termine della traccia facile “Lozzo-Pian dei Buoi”, probabilmente non hanno capito che devono rientrare nella traccia principale, e o rimangono fermi, o iniziano a salire su e giù nella traccia come yo-yo! È da quando giocavo a Pac Man negli anni '80 che non vedevo così tante palline muoversi a casaccio su uno schermo!!
Ma l'autentico orrore è quando vedo squadre che imboccano al contrario la traccia principale, scendendo verso Domegge per l'hard! E non c'è modo di avvertirli. Una madornale svista è stata commessa: il numero progressivo della squadra non coincide con quello del tracker assegnato loro, per cui, pur avendo tutti noi marshall l'elenco dei partecipanti con un recapito telefonico, in realtà non siamo in grado di raggiungerli telefonicamente, perché non sappiamo chi siano in realtà.
Per fortuna in zona ci sono in transito dei marshall, gli M1 Aco e Corradoc, con cui si riesce a stabilire un contatto telefonico, ed il loro intervento mette un po' d'ordine nelle cose.

Ma l'allarme non c'è solo su al Pian dei Buoi, ma anche all'hard “Laggio” ci sono delle gatte da pelare. La concomitanza fra le partenze anticipate di alcuni piloti rispetto ai marshall della M8, incaricati del presidio a Laggio, ed il ritardo accumulato dalla stessa M8 nell'ingorgo del Pian dei Buoi, ha fatto si che molte moto siano giunte all'hard prima dei marshall, ed ora siano fermi in mezzo al bosco. Lentamente la situazione si sblocca anche a Laggio: chi si è incrodato nella fangosa sterrata di Pramossei, o se ne esce con le sue forze (tanto di cappello!), o torna su asfalto; infine arrivano i marshall, a presidiare il bivio, consigliando vivamente di deviare su asfalto.

Tutto questo accade circa tra il 30° e l'80° km dalla partenza della traccia T4; mancano ancora circa 60 km per finire la T4, Per non parlare dei complessivi 274 km (lungo) o 234 (corto, con taglio Panoramica delle Vette) della T5 e T6: quasi una Mission Impossible, stante le difficoltà che molti stanno incontrando.
Questa narrazione degli accadimenti sulle montagne del centro Cadore potrebbe sembrare un esplicita ammissione di fallimento ed errori vari nella progettazione del giro. Io sinceramente non la vedo così; sicuramente alcune valutazioni fatte a tavolino non sono state confermate dalle evidenze sul campo, però queste complicanze io le valuterei da un'altra angolazione. Questo è un viaggio che, senza tanti veli, si ispira nella filosofia e vuole richiamare nella pratica le grandi manifestazioni dell'epoca d'oro dei rally avventura, gli anni 80-90. La Dakar, regina indiscussa, ma anche tutte le altre gare africane (ed extra africane, come l'Incas rally o il Camel Trophy), avevano tanto del loro fascino nell'imprevisto: Road book approssimativi, errori di rotta, arrivi a tarda notte, guasti, dispersi, tutto ciò ne ha forgiato il mito. Ed allora se la HDR, in centesima parte, ripropone i medesimi stilemi quindi i difetti non sono proprio tali, ma delle particolarità, delle peculiarità. Per la perfezione preconfezionata ci sono i villaggi vacanze da tour operator.

Buon ultimo, con la sicurezza e la calma del campione, che nulla ha da dimostrare, dopo decenni passati in sella attraverso le piste sterrate di tutto il mondo, arriva anche il gruppo di Franco Picco. Spieghiamo anche a loro che il tratto Hard è chiuso e che devono obbligatoriamente fare la variante facile; allora il Picco Nazionale mi chiede delle delucidazioni sulla traccia, ed abbiamo l'assurdo che un Alves qualsiasi da indicazioni al campione della Dakar sul percorso da affrontare: robe da matti!
Io e Luca siamo al fine raggiunti dal gruppo delle scope; tutti i concorrenti sono passati dal nostro controllo, e lentamente stanno defluendo verso il Friuli; ma sul più bello che potremmo inviarci anche noi, ecco un pallino, alias una squadra, di nuovo scendere in senso contrario per il tratto pericoloso! Che fare? Pozzo decide di prendere in carico lui, con le sue scope, la situazione, e ci autorizza a ripartire.
Saltiamo a pie pari tutta la scalata al Pian dei Buoi, e relativa discesa, per la via breve raggiungiamo Laggio. Qui ci sono le squadre M1 ed M8, oltre a numerosi piloti, variamente accasciati lungo la strada. È comprensibile, questa è l'ora più buia: siamo intorno alle 03.00, la fatica accumulata è tanta, si è al freddo in mezzo alle montagne del Cadore, una regione intera da attraversare prima del lungomare di Trieste, miraggio irraggiungibile al pari della Luna piena, alta e lucente nel firmamento; sono i momenti del “chi me l'ha fatto fare!”, “col c***o che torno l'anno prossimo!”, “Ci fosse un tugurio dove dormire mi ci butterei dentro, e al diavolo Trieste e la Harditaroad!”. Però sono anche i ricordi che, un mese dopo, 3 mesi dopo, sul divano di casa, o alla scrivania in ufficio, ti viene da dire:”quand'è che ripartiamo?”

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In the Night, Somewhere in Cadore.

DOMENICA 30 LUGLIO ORE 03.00-06.00, CARNIA
EMERGENZE, PIANI B ED AMMUTINAMENTI

Non c'è niente da fare qui, per cui andiamo avanti, inoltrandoci nel nero assoluto della notte carnica, salendo verso la sella Ciampigotto. Da qui in avanti la situazione si fa nebulosa, intendo riguardo alla posizione dei partecipanti; non avevo ancora detto infatti che il dispositivo Tracker non è satellitare, ma funziona collegandosi alla rete cellulare GPRS, per cui nelle zone a bassa copertura, come tipico nelle aree montane, viene a mancare il rilevamento delle squadre. Uno di questi buchi neri è l'alta Vallata del torrente Frison, dove c'è da guadare il sopraddetto corso d'acqua. Decidiamo di fare questo pezzo, nell'eventualità che possa esserci qualcuno in difficoltà sul Guado. Il torrente è un po' più vivace rispetto alla mia ricognizione del mese prima, Ma tu un po' di cautela e mestiere si guarda senza troppi patemi. Saliamo al culmine della Forcella Lavardet per poi scendere rapidamente nelle fitte abetaie dell'alta Val Pesarina, fino al bivio da qui parte la lunga sterrata che, attraverso la sella Festons, ci consentirà di valicare le montagne e scendere verso la vallata di Sauris. La strada non è certamente nelle sue condizioni migliori, detriti, buche, scoli e canalette create dai temporali richiedono impegno ed attenzione nella guida, tanto più che sono quasi 24 ore che siamo in piedi, senza soste. L'angusto vallone che stiamo risalendo, guadando ripetutamente il torrente su enormi briglie di cemento che lo contengono nel suo alveo, sfocia in un'ampia plaga, punteggiata da sparuti boschetti di abete, ginepro e pino mugo, ed al centro una flebile luce come un faro nell'oceano. Siamo a Malga Malins, primo ristoro della domenica, unico appoggio della civiltà in queste montagne selvagge. Siamo felici di vederla apparire davanti a noi, con l'immaginazione penso di provare in sedicesimo quello che provavano gli antichi carovanieri della via della seta all'arrivo nel serraglio dopo giorni di steppa, o i Nomadi Tuareg, dopo giorni tra le dune sabbiose, in vista del palmeto di un'oasi. Sono piene di fascino queste malghe carniche, disposte a semicerchio attorno ad una sorta di cortile centrale, a un lato gli stalli per le bestie, dell'altro il caseificio e l'abitazione del malgaro: mi fanno sempre venire in mente i fortini del Far West, pronti a resistere all'assedio dei feroci pellerossa! All'ingresso della malga sono parcheggiati i mezzi della squadra Umbro Veneta di Ceccucci & co, ma dei tre piloti nessuna traccia: o sono impegnati in un triangolo erotico, o sono crollati addormentati in qualche stanza della malga; buona la seconda. Non so se questo ristoro in malga Malins sia uno spuntino di mezzanotte ritardato od una colazione mattutina oltremodo anticipata, visto che sono le 4:00 di notte; sicuro è che sia di una bontà commovente: caffè, tè, latte appena munto, biscotti, crostata di marmellate, pane freschissimo, un burro made in malga buono da non dire; un'autentica delizia per il palato, un toccasana per l'umore che ti fa dimenticare i momenti bui di poche ore prima e che ti dà speranza in un futuro migliore, per se stessi e per la HarditaRoad! Al banchetto si uniscono a noi la squadra Birbes, che avevamo superato all'inizio della sterrata, e l'equipaggio del Toyota. Ci strafoghiamo sotto gli occhi basiti delle donne della Malga, che sicuramente nella loro testa, osservandoci, non si capacitano del perché delle persone sane di mente dovrebbero cimentarsi in una impresa simile!

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Ristoro a Malga Malins.

Isolati dalla rete cellulare, Non sappiamo che i casini dell'hard Bajon stanno ancora producendo danno; Pozzo Ha impiegato oltre 2 ore a recuperare gli ultimi dispersi che erroneamente avevano imboccato la salita viscida al contrario; esausto, comunicava la decisione di saltare il tratto carnico e procedere direttamente verso Redipuglia; anche i Marshall della M1 e della M8 toglievano il presidio all'hard Laggio e si dirigevano verso il riordino al sacrario dei Caduti. Essendo quindi la corsa rimasta priva di un servizio scopa, Gerry emanava a tutti la disposizione di abbandonare la traccia GPS e ripiegare verso Redipuglia. Siamo nell'Emergenza, e nell'Emergenza le regole saltano. Noi di Malga Malins non eravamo a conoscenza di tutto questo in quanto, non avendo campo, non ricevevamo i messaggi su WhatsApp. Mr. Toy però riesce a ricevere una telefonata dal presidente, che lo informa delle decisioni prese.
Sia noi che a Birbes non sta bene buttarsi su asfalto per tutto il resto della giornata; abbiamo di fronte ancora 8/9 ore, possiamo farcela a coprire almeno una parte del percorso sterrato. Toyota decide di scendere a valle, noi invece decidiamo di completare la traversata delle Malghe di Sauris fino alla zona di Ovaro, anche per provare ad unirci con i nostri amici della squadra M3, Gian e Sergio, di cui come al solito non abbiamo notizie.

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Verso Sauris.

Attraversiamo l'altopiano dei Laghi di Festons, saltando le gobbe sulla carrareccia come panettoni di una pista da cross, dribblando le profonde pozze fangose a lato degli acquitrini torbosi che costellano i prati di questo luogo fuori dal tempo.
Dalla forcella Festons una ripidissima stradina asfaltata, talmente ripida che non è meno pericolosa di un tratto sterrato, anzi, ci porta a Sauris di sopra. Velocemente scendiamo a Sauris di sotto e da li riprendiamo a salire verso casera Losa. Su questo sterrato perdiamo il contatto col gruppo Birbes e ci ritroviamo da soli sulle ripidissima discesa della Stentaria, che nella ricognizione aveva mandato in ebollizione entrambe i freni della mia Cagiva, facendomi rischiare la vita. La tecnologia nipponica della Honda invece tiene botta, e senza problemi siamo in fondo valle ad Ovaro.
Scopriremo che non altrettanto bene è andata a Gian, anche lui con problemi ai freni in discesa. Questo ritardo, sommato alla partenza anticipata di molti concorrenti, ha fatto sì che la squadra M3 non è riuscita arrivare al Gate3 della Panoramica delle Vette nei tempi prestabiliti.

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Soli nell’alba.

DOMENICA 30 LUGLIO ORE 06.00-11.00, PREALPI GIULIE
AD OLTRANZA, AVANTI SEMPRE!

Nel paese di Liaris, base di partenza per la salita allo Zoncolan, finalmente ci ritroviamo. Il sole è sorto ma sono le nostre energie ad essere tramontate oltre la soglia di sopravvivenza; va così in queste maratone, la stanchezza va e viene ad ondate, e quando ti raggiunge sembra che nulla più sia possibile fare e viene voglia di lasciarsi accasciare a bordo strada, come un barbone qualsiasi. 10 minuti di riposo su una panchina, e partiamo alla volta di Tolmezzo. Sopra di noi ci sarebbe stata la sezione sterrata dello Zoncolan, che purtroppo è venuta a saltare il giorno prima della partenza causa permessi negati. Siamo un gruppo di 4 Marshall, più un partecipante da solo, che teniamo con noi. Il piano e di fare colazione a Tolmezzo, e poi vedere se ci sono energie sufficienti per fare qualche altro tratto sterrato, oppure scendere verso Trieste. Seduti ad un caffè in piazza le energie un po' si ridestano; si decide di fare almeno la sterrata della Val Venzonassa, per valutare poi se affrontare anche la traccia T6 oltre confine. Si monta in sella ma dopo nemmeno 100 metri siamo già fermi: il 660 di Luca ha spezzato il filo della frizione, c****! Era proprio quello che desideravamo dalla vita: fare i meccanici sotto il calore montante delle 9:00 di mattina, al misero riparo di una pensilina di benzinaio! Da tutta la Harditaroad la moto del Faga fa le bizze con la frizione. I peggiori scenari si palesano ai miei occhi: passare la domenica mattina in giro per Tolmezzo ad importunare tutti i meccanici affinché ci diano un filo frizione; abbandonare in loco il Tenerè e dover caricarsi il Faga nel sellino posteriore; trainare la moto morta nel mio amico per tutto il Triveneto fino a casa ... forse la miglior cosa e sopprimerlo direttamente in loco, e togliersi il pensiero!
Ma sono magnanimo, e previdente, infatti il mio borsello contiene tutto il necessario, filo, morsetti, attrezzi per rimettere in pista la Yamaha menomata: Trieste sarà nostra!
Le statali a scorrimento veloce ci portano rapidamente a Venzone; la contorta sterrata che risale la valle verso il passo di Sella Tacia sembra non finire mai, aggrappata tenacemente alle scoscese e selvagge pareti dei monti circostanti. Le fitte ed ombrose faggete che insistono sui pendii dell'alta valle ci danno un po' di sollievo dalla impietosa canicola. Scolliniamo nella Vallata del rio Vodizza, affluente del Torre e, dove questo rio confluisce nel torrente principale, c'è il bar trattoria alle Sorgenti, secondo ristoro della giornata, il primo locale che vedo in vita mia raggiungibile solamente attraverso un guado in cemento sul greto del torrente!! un giro di bibite fresche ci sta tutto, solo che poi alzarsi dalla piacevole ombra del giardino è impresa dura a farsi. Siamo raggiunti anche da qualche altro concorrente, tra cui la squadra Umbro Veneta, che avevamo lasciato a Malga Malins. sono i primi Arditi che vediamo da ore, praticamente da quando abbiamo perso i Birbes. Il Tracker ci mostra una situazione a macchia di leopardo: qualcuno sta scendendo la valle dell'Isonzo in Slovenia, come Isacco e Roberto della M6, altri stanno attraversando la pianura friulana, qualcuno addirittura è già arrivato a Redipuglia. Noi si decide di saltare lo sterrato sull'altro versante della valle, ma di fare il breve greto in secca del Torre sotto il passo Tanamea, e di entrare in Slovenia.

DOMENICA 30 LUGLIO ORE 11.00-14.00, SLOVENIA
LO SFINIMENTO

Al confine di Uccea non troviamo nessuno dei nostri colleghi marshall. Enrico e compagno sono effettivamente arrivati qui alle 7:35 ma, dopo un'oretta in cui non è passato nessuno, hanno chiuso il controllo e si sono diretti a Redipuglia.
Noi invece andiamo avanti, ma dopo Caporetto l'ennesima ondata di stanchezza estrema ci mette K.O.; sotto il sole battente del mezzodì indossare degli indumenti da moto è una tortura, non c'è aria in corsa o d'acqua nel camelback che ci possa dare sollievo. Valutiamo il da farsi: già è saltata la salita alle postazioni militari del Kolovrat, sulla destra orografica dell'Isonzo; si decide di cassare anche la tratta sulla sinistra orografica del fiume, ossia gli sterrati che attraversano l'altopiano della Bainsizza e sfociano sul Monte Santo, nei pressi del Santuario dominante la piana di Gorizia.
Ma anche questo non è abbastanza per il povero Gian che, come i marinai del Bounty, sia ammutina ad ogni decisione di guidare ad oltranza, e parte da solo non per raggiungere Trieste, ma per cercar qualche angolo d'ombra dove dormire in santa pace!
Noi, da bravi compagni, non ci facciamo problemi ad abbandonarlo al suo destino, tanto è grande e vaccinato! E si va verso Nova Gorica a fare rifornimento. Personalmente sono arrivato ad un livello di sfinimento tale che il cervello mi si è completamente atrofizzato come un limone spremuto, non sarei in grado di trovare nemmeno la strada del bagno in autogrill, pertanto chiedo, anzi supplico Sergio di prendere lui il comando della sparuta pattuglia di arditi. Non troppo convinto si mette alla testa del gruppo, ed in effetti non è che lui sia in condizioni tanto migliori delle mie, visto che ci fa girare in lungo ed in largo per il Carso, aggiungendo una ventina di chilometri buoni alla via più diretta per il Sacrario Militare! Comunque, quando piacque a Dio, arriviamo anche noi, buoni ultimi, all'assembramento di Redipuglia.

DOMENICA 30 LUGLIO ORE 14.00-17.00, TRIESTE
ARRIVIAMO!

Nel piazzale del sacrario ci sono quasi tutti ( a parte Gian, ovviamente!). Non resta che attendere l'auto pattuglia della polizia che ci farà da scorta lungo tutto il litorale fino a Piazza Unità d'Italia, per la chiusura ufficiale della Harditaroad 2018. A dire il vero è un po' una purga farsi questi 20 km quasi a passo d'uomo, in mezzo al traffico balneare della domenica, sotto il sole che spacca; ma il Mucchio Selvaggio di quasi 100 moto che invadono pacificamente il centro storico di Trieste è uno spettacolo che fa bene all'enduro ed il motociclismo in generale. Ecco, dopo 32 ore e dopo 850 km di avventure di ogni sorta, La carovana Ardita è dentro il suo recinto nella piazza, con le moto disposte in quadrato come un'antica Legione Romana. Sorrisi, pacche sulle spalle, complimenti, foto ricordo e poi pappatoia al vicino Hotel Savoy, fieri dei propri stivalacci infangati e degli abiti sporchi e maleodoranti. A bocce ferme, qualche settimana dopo, verrò sapere che di tutte le squadre partecipanti, solo due hanno completato in modo integrale il percorso; qualcuno poi si è giustamente lamentato dei problemi insorti durante la lunga notte in Cadore; ma tutto sommato la gran parte dei partecipanti mi pare contenta dell'esperienza, e nel ristoro all'hotel questa cosa traspare. Discorso di circostanza del presidente, ringraziamenti a ospiti di rango, collaboratori, sponsor, e soprattutto a tutti i partecipanti, che ricevono un attestato di partecipazione a ricordo del cimento superato.

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Piazza Unità d’Italia.

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Squadra M2 missione compiuta!

Magicamente ricompare anche quella sagoma di Gian che, dopo un pisolino ristoratore, ha ripreso il percorso nella sua interezza, facendosi tutto l'altopiano della Bainsizza ed il Monte Santo: massiccio!
Siamo al rompete le righe, ultimi saluti ed è tempo di intraprendere la lunga strada verso casa: la Harditaroad 2018 è finita!

Finita?

L'avventura dei Marshall non termina certo qui! Qualcuno effettivamente si reca tosto a casa, ma un folto gruppo aveva deciso in precedenza di soggiornare in loco, per recuperare un po' di energia prima del trasferimento finale. Un camping di Grado ci ospita per la notte; chi fa un tuffo in piscina, chi un bagno in mare, chi crolla senza vita sul letto, come il sottoscritto.


LUNEDI 31 LUGLIO ORE 08.00-16.00, DA QUALCHE PARTE IN FRIULI
A CASA

Il di seguente è veramente l'ultimo atto della Trento Trieste 2018. Sveglia con calma, colazione al bar, preparativi, e poi alla spicciolata ci si divide; chi per la statale, chi in autostrada. Buoni ultimi rimaniamo io ed il Faga: Ma perché non fare un altro po' di sterrati sulla via di casa, tanto per non sorbirci oltre 200 km di triste bitume fino a Vicenza?
E così sarà! Qualche ora persi fra terra acqua e cielo, nelle immense campagne Della Bassa friulana, costeggiando canali, seguendo fiumi, attraversando boschi di pianura e zone di bonifica, sfidando polvere e calore, mai domi!


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Mai stanchi!

A metà pomeriggio anche noi raggiungiamo le nostre case, Sicuramente l'ultimo equipaggio a concludere la Harditaroad 2018.
Cosa si può dire a conclusione di questa lunga avventura? Solamente appuntamento al 2019, vi aspettiamo!

Ciao
Alves
BTMX
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Re: HDR 2018: MARSHALLS RETURNS!

Messaggio da BTMX »

"Scrivete quando potete"...mi hai preso in parola!!😄😄 gran bel report,complimenti per la passione la tenacia e per lo scritto.Fa venire voglia di inforcare la moto e non fermarsi più.
Btmx
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Re: HDR 2018: MARSHALLS RETURNS!

Messaggio da carlo »

Il giro e' stato impegnativo, ma anche la semplice scrittura del report non dev'essere stata una passeggiata :pcwork: ... :goodnight: :snooze:

Doppi complimenti! :clap:
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Re: HDR 2018: MARSHALLS RETURNS!

Messaggio da rokes »

Report dettagliatissimo nel puro stile Alves!!! :thumbsup:
Un'impresa nell'impresa :clap:

Per quanto riguarda il tratto hard Domegge-Bajon
Ci informa inoltre che il fortunale che ha imperversato in questa parte di Cadore nel tardo pomeriggio, ha fatto sì che ondate di terriccio, fango, sassi abbiano invaso la carreggiata, rendendola oltremodo scivolosa e dall'aderenza precaria.
E a dargli pienamente ragione ci pensa il dispositivo Tracker: i pallini che segnano la posizione delle squadre sono fermi tra un quarto ed un terzo della distanza complessiva del tratto hard; ogni tanto sembrano muoversi, si spostano di una frazione di millimetro sulla mappa ma poi si bloccano per lunghi minuti; si vede una ripartenza ma è un fuoco di paglia, pochi istanti e sono di nuovo fermi.
Vista la malaparata corriamo i ripari: si decide di chiudere il tratto hard a tutte le bicilindriche ed ai grossi mono, permettendo l'accesso solo a moto leggere. Qualche pilota che ha tentato torna indietro, vinto, raccontano di un fondo scivolosissimo, di tratti di cemento ricoperti da terriccio e fango, dove fermarsi equivaleva a morire, ossia rinunciare per sempre alla possibilità di ripartire, tanto precaria era l'aderenza. Ma non sono solo i piloti ad avere difficoltà, anche i Marshall sono messi in crisi dalla salita hard; la squadra M4 di Enrico che, che in questa seconda fase della Harditaroad ha il compito di presidiare il confine sloveno ad Uccea, tenta la salita al rifugio Bajon ma, dopo una ventina di minuti scarsi, gli vediamo tornare sui propri passi, feriti nell'orgoglio ma soprattutto nei mezzi, con lo splendido K 1090 di Enrico sfregiato nelle carene e privato dello specchietto! passa il nostro checkpoint anche Gerry, il quale, dopo essere stato edotto della situazione, ci dà l'ordine di chiudere definitivamente il tratto hard e mandare tutti per la via facile
ho provato a farlo, ormai parecchi anni fa; eravamo in due. Io col CR ed Rambo col Kappa 950. Pioveva e non c'è stato verso di andare su. Guai a fermarsi!!! Qualche metro ed eri ancora per terra. Poi ci sono anche quei tratti di sassi tondi levigati e viscidi... Poi se non sai come continua è una follia continuare con la pioggia. Siamo tornati indietro ed siamo saliti al Bajon per la variante facile.

Ciao, ed ancora BRAVO per l'impegno sportivo-organizzativo! :#1:
SuperHank
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Re: HDR 2018: MARSHALLS RETURNS!

Messaggio da SuperHank »

A chiosa del report voglio mettere un estratto dell'articolo di Mario Ciaccia, dove mi definisce "uno psicopatico" :rotfl!!:
Tutto l'articolo merita, recuperatelo se interessati

Immagine

Comunque, la mia partecipazione all'HDR è terminata con l'edizione 2018; l'anno seguente il sottoscritto è tornato a correre nell'enduro Triveneto, mentre la HDR 2019 si è svolta in modalità molto differenti: sempre 2 gg., partenza e arrivo a Marostica (VI), pausa notturna in Cadore, giro notturno facoltativo. Scelte validissime sotto il profilo pratico, ma a mio avviso però si è perso il fascino della traversata non stop, "COME LE VECCHIE DAKAR", azzeccatissimo titolo dell'articolo di Ciaccia del 2018. 2020 invece la HDR non si è fatta, causa covid!

Ciao
Alves
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Misso
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Re: HDR 2018: MARSHALLS RETURNS!

Messaggio da Misso »

:shock: =:-0 :satisfactions:
tanta robbbba
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Re: HDR 2018: MARSHALLS RETURNS!

Messaggio da tanta robbbba »

che bello tornare da queste parti e ritrovare SuperHank in splendida forma narrativa: resoconto da applausi!

le curve e i dossi della vita mi hanno portato a frequentare spesso il Friuli e mi hai fatto venire una gran voglia di ripercorrere parte del tracciato (magari con la MULTIUSO...)
Perché l'assenza è l'assenza ma la presenza ha qualcosa in più (cit. cousin Vinni)
SuperHank
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Re: HDR 2018: MARSHALLS RETURNS!

Messaggio da SuperHank »

tanta robbbba ha scritto: mer 17 feb, 2021 4:52 pm che bello tornare da queste parti e ritrovare SuperHank in splendida forma narrativa: resoconto da applausi!

le curve e i dossi della vita mi hanno portato a frequentare spesso il Friuli e mi hai fatto venire una gran voglia di ripercorrere parte del tracciato (magari con la MULTIUSO...)
:grazie: :grazie:

Chissà quando ritorneremo a vivere avvventure simili ... :mumble:
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Misso
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Re: HDR 2018: MARSHALLS RETURNS!

Messaggio da Misso »

Chissà quando ritorneremo a vivere avvventure simili ...
Io non so :dunno: …, ma intanto tengo le moto ben oliate e con il pieno fatto… :thumbsup!:
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