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Agonista x caso: 2 anni di Regionale Enduro Amarcord I°

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SuperHank
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Agonista x caso: 2 anni di Regionale Enduro Amarcord I°

Messaggio da SuperHank »

Le gare non sono certamente situazioni motoalpinistiche o turistiche, ma un motortripper che incoscientemente ci si butta dentro con una moto dual come l'XR forse si!

Agonista x caso: 2 anni di Regionale Enduro Triveneto

Posso definirmi tutto fuorché un pilota racing: ho iniziato tardi a guidare la moto, 15 anni suonati (adesso a 15 anni si è già in lizza per diventare campioni nel Motomondiale), e non certo adatte per imparare ad andare forte in fuoristrada; tuttora guido una moto assolutamente non specialistica, oramai sorpassata tecnicamente e prestazionalmente, L’XR400.
Ma non sono rimasto immune alla seduzione delle gare, all’ebbrezza della competizione: non ero certamente spinto dall’ansia di confrontarmi contro gli avversari, era invece una sfida verso me stesso, un mettermi alla prova, una ricerca di nuove sensazioni.
Della gara mi affascinavano i piccoli segreti, i piccoli gesti, conosciuti solo agli iniziati, a quelli del giro: sigle e parole criptiche, come il misterioso C.O., ossia il controllo orario; il C.T., che non è il mister della Nazionale, ma il controllo timbro; i tempi, le P.S., prove speciali, il Trasferimento, il controllo Tirato, il calcolo dei tempi, l’anticipo, il ritardo; le punzonature.

Sebbene nell’XR400R l’ultima R sta per racing, alla soglia del 2002 non era certo il mezzo più performante per gareggiare, ma a me non interessava nulla e durante l’inverno staccavo tessera e licenza presso il Motoclub Il Grifo per correre da promozionale il Campionato Triveneto Enduro.

Amici ed appassionati mi hanno aiutato in queste avventure, in particolare il Farmacista, Dino, Gianantonio, soprattutto nel portarmi la moto in giro per il Triveneto ai vari appuntamenti “irridati”.
In 2 anni ho partecipato a sole 8 gare, 7 del Triveneto e una fuori campionato: il bilancio finale vede 2 ritiri, ma nelle altre sono sempre stato in lotta per l’ultima posizione, e all’ultima competizione poso dire con orgoglio di aver centrato l’obiettivo!!
In questi raccontini ho messo le mie emozioni, così come spontaneamente sono scaturite immediatamente dopo le gare.

2002


LA PRIMA VOLTA! – MANSUE’ 17/03/2002


Ebbene sì, il 17 marzo è stata la mia prima volta!
Alt, fermi, cosa avete capito!?!…la mia prima gara di enduro, intendevo!
17 marzo, Mansuè (TV), prima prova del Campionato Triveneto: questa data è stata scolpita nella mia testa per mesi ma nonostante ciò sono riuscito lo stesso a dimenticare qualcosa.
Ma andiamo con ordine: sabato sera arrivo in loco, iscrizione, punzonatura, parco chiuso; poi dritti in albergo dove ci aspettava la tavolata del Motoclub.
Menù pre-gara dell’atleta: Fiorentina con l’osso al sangue alta tre dita, contorni vari, rosso a gogò e amaro per “gradire”: ho dormito un pò male, non capisco il perché?
Mattina: vestizione con maglietta del motoclub con tanto di sponsor, mi sento un “ufficiale”; alla partenza il mio amico mi fa: ma non hai la tanica di benza? Io: no vado al distributore, tanto ho il 4T!
Ore 10.22 partenza: terrore di non riuscire ad accendere al moto entro il minuto con conseguente penalità e figuraccia; invece la mia fida XR parte al primo calcio, addirittura prima di una Husaberg col bottoncino! Goduria!
Via al primo di tre giri di 70 km (in tutto 210 km per 7 ore di gara), quasi tutti in fuoristrada su argini, cavedagne , fossi e boschetti di pianura: al primo fosso da passare mi muore la moto, dall’agitazione invece di mettere la mano sul kick starter la poso sul collettore: bruciato il guanto e quello che c’è dentro!
Pazienza: avanti fino alla prima speciale, un fettucciato lunghissimo: entro deciso, guido con tecnica, ma dopo 10 curve sono come un sacco di patate: un paio di piloti mi superano, arrivo alla fine cotto al punto giusto!
Riprendo il giro, arrivo alla seconda speciale, la linea: un fettucciato più veloce, con un fosso in mezzo da saltare su e giù, poi passaggio in un pioppeto, sterratone e di nuovo fettucciato. Vado alla grande, nessuno mi supera, mi sembra di essere Giò Sala!
Nei trasferimenti vado ad andatura turistica, mi passano tutti come schegge, mi adeguo, dentro 4°-5°a manetta e penso: non ho mai dato tanto gas come oggi!
Arrivo alla fine del primo giro e mi accorgo di aver consumato metà serbatoio: giro il paese come una trottola per trovare un benzinaio aperto, riparto ma dopo soli 20 minuti mi ritrovo alla partenza senza aver fatto le due speciali: C@@@@! Ho sbagliato strada ed ho tagliato tutto il giro!
Riparto a razzo con il terrore di non arrivare in tempo al controllo orario; rischio di fare un dritto nel fosso e di tirare sotto un cane! di nuovo il primo fettucciato, mi sembra di tirare ma mi superano sempre 2 moto, Ok sto tenendo il ritmo! Alla secondo P.S. tutto OK, termino il giro in tempo utile, bevo un caffè al volo solo per avere in cambio i soldi per fare benza all’automatico, Riparto.
Ultimo giro: tutto regolare, al fettucciato mi sorpassano le solite 2 moto, concludo in scioltezza la gara e metto la moto in parco chiuso.
Vedo i risultati e non sono nemmeno ultimo, GRANDE, ho una 15 di piloti dietro di me nelle speciali (e 300 davanti!)
Lunedì mattina non c’è osso, muscolo od articolazione che non mi duoli, ma ho già il calendario in mano: quand’è la prossima?

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ALLUVIONE A FANNA - FANNA 26/05/2002

La settimana è stata piovosa e per il fine settimana non si smentisce: sabato verso le 23.00 inizia a piovere sempre più forte e la mattina successiva ci presentiamo alle operazioni preliminari sotto una pioggia battente: tutta quell’acqua annega un po’ l’entusiasmo ma, cazzo, sono venuto fin qua per andare in moto, partiamo!
Mentre attendo il mio turno di partenza (10.18) incontro piloti già ritirati, sconvolti dal primo tratto fuoristrada, un torrente (o Rugo, come dicono i locali), in piena.
Con un po’ di apprensione mi preparo, metto l’antiacqua (uno dei pochi in gara ad usarla) e parto: faccio forse 300 mt. di asfalto attraverso il paese, arrivo ad un ponticciolo e i commissari di percorso fanno segno: di lì! Santo cielo: devo infilarmi in un pertugio di 50 cm tra la spallina del ponte e la recinzione di una casa e saltare dentro il torrente in piena! Mi butto: l’acqua è marrone, limacciosa, alta 30-40 cm e rende invisibile il letto del torrente: ogni tanto si trovano però buche profonde e l’acqua arriva a lambire in serbatoio! Molte moto si fermano in panne ed uscire dal rio non è facile perché le sponde sono alte e ripide.
Passiamo sotto un ponte così basso che il manubrio striscia sul cemento, cerco di sfruttare le zone di acqua bassa ai lati del rugo per non inabissarmi nel fondo, ma non riesco ad evitare una buca e cado, sdraiando la moto in acqua: merda, gara e moto finita penso! Invece l’XR si riavvia e in qualche modo arrivo alla fine del tratto “acquatico”; percorriamo stradine di campagna, mai visto tanto fango, ci ributtano dentro un rugo più piccolo, acqua e fango a volontà, ma per fortuna si procede meglio: poi in una specie di sentierino bordato da alberi fittissimi, che lo fanno sembrare una galleria, mi infilo dritto dentro un “boio” di acqua e fango tipo sabbie mobili fino al motore e la moto non vuole saperne di uscire; come se non bastasse a fianco ho un’altra XR piantata, assieme blocchiamo il percorso e i concorrenti dietro di noi si incazzano perché li facciamo perdere tempo: andate a fan culo!
Per fortuna la moto non si spegne (vista la posizione, non sarei più riuscito ad avviarla) e da solo, riesco a liberarla a spinta dalla morsa del fango e riparto. Ancora cavedagne di fango, poi un veloce sentiero che costeggia un canale artificiale con al termine una discesa al limite del ribaltamento che porta alla 1° P.S. fettucciata sul greto del Meduna: è molto bella, il ghiaione drena tantissimo la pioggia, ci sono degli inviti che, se una ha cuore e manetta, permettono di “sparare” la moto in aria ma io guido al risparmio, vado tranquillo e riprendo il trasferimento in direzione sud lungo il greto del Meduna.
All’improvviso il percorso rimonta sull’argine: una rampa di terra alta 7-8 mt. con 2 alternative: andare dritti, cercando con la velocità di superare l’ultimo tratto quasi verticale, oppure a metà circa imboccare un passaggio “infossato” più dolce. Peccato che su quest’ultimo ci sia un Kawasaki in panne che blocca i passaggio: mi decido a tentare la “ripidissima” ma già dai primi mt. capisco che non ce la farò ad arrivare in cima; devio sull’alternativa “dolce” ma non c’è verso, mi incastro con l’altro pilota: tira, spingi, urta facciamo assieme aiutandoci quei 4 mt. bastardi e siamo in cima!
Riprendo la gara: dopo un po’ di stradine si arriva ad un altro greto, quello del torrente Colvera e poco dopo alla 2° P.S. fettucciata, con oltre 30 minuti di ritardo sulla tabella di marcia: mi piace, la faccio tranquillo, poi ci fanno rientrare nel torrente per uscirne quasi subito attraverso un rampa cementata molto ripida; la moto mi disarciona e rovino a terra tra lo stridore delle lamiere sul cemento, ma per fortuna non ho fatto danni alla moto e a me stesso. I concorrenti successivi mi aiutano a rimettere in piedi la moto, anche perché bloccava completamente il passaggio; individuo un passaggio “alternativo” più semplice e lo sfrutto per risalire l’argine e mi rimetto in carreggiata.
Adesso il trasferimento si svolge su un lungo pezzo di asfalto, credo perché sia stato tagliato il percorso fuoristrada; piove fortissimo, sono ormai bagnato fino al midollo, non riesco nemmeno a vedere dove vado perché gli occhialoni sono pieni di fango e le gocce d’acqua mi pungono come spini sulle lenti a contatto.
Arrivo all’incrocio che immette sulla parte collinare del percorso: sono molto in ritardo e trovo già il percorso deviato per impraticabilità, almeno mi sembra, comunque io corro per divertirmi, ed ora non è più così, per cui ritorno all’auto, mi cambio e mi butto a sonnecchiarci dentro: il mio amico riesce a fare tutto il giro e mi descriverà i bestiali sentieri acciottolati, le radici viscide che ti fanno scivolare nel bosco e il torrentello in discesa con gli argini cementati da cui molti non riuscivano più a uscire! Scampato pericolo!
Il 2° giro della gara sarà solo un trasferimento tra le 2 prove speciali, senza tutta la parte collinare e i rughi in piena: sul Colvera qualcuno viene sorpreso dalla piena e salvato dall’alluvione!
La sera ho un po’ il magone di non essere riuscito a mettere la moto in parco chiuso, ma è stata comunque una giornata da ricordare e sto già aspettando l’anno prossimo per riprovarci!
Un grazie lo meritano gli organizzatori per l’impegno di proporre a noi appassionati momenti di vero enduro.

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SFRACELLI SUL MONFENERA - CAVASO DEL TOMBA 07/07/2002


Ero molto ansioso di partecipare a questa gara, 2 anni prima vi avevo assistito ed ero rimasto affascinato da quel poco del percorso di gara che avevo visto: mulattiere e sentieri con asperità di ogni sorta, sui ripidi fianchi del Massiccio del Grappa. Inoltre la consideravo un po’ la gara di "casa": a 60 km da casa in un'altra provincia, ma pur sempre la più vicina fra tutte quelle del Campionato.
Sabato pomeriggio, dopo le operazioni preliminari, vado con Dino e Alessandro a visionare le speciali.
La 1° è a pochi metri dalla partenza; è formata da 2 campi, il primo perfettamente piano ma con "panettone" di terra di riporto stile cross; il 2° è in lieve controtendenza, con alcuni passaggi degni di attenzione: un boschetto in cui si entra e si esce con ripide rampe, e un passaggio lungo una specie di fosso fangoso; a dividere le 2 porzioni di speciale un piccolo torrentello da guadare.
La 2° P.S. è dall'altro lato del Monte Tomba, dalle parti di Alano di Piave; un grande campo, in piano, con alcuni passaggi nel bosco a fianco; ma quel che mi impressiona è il passaggio per arrivare al prato: una rampa di alcuni metri di fango e terra, a salire da un torrente: ma chi è che sale da lì?
Durante la notte un violento temporale batte la zona, bene, altrimenti sarebbe troppo facile!
Al mio turno di partenza non riesco ad avviare la moto e mi becco la penalità, proprio sotto gli occhi di un gruppetto di amici (la prima volta che avevo un pubblico di tifosi!) Per la cronaca, non partiva perché il rubinetto della benzina era chiuso, figura di m….!
Al 1° giro la 1° P.S. non si fa, tiro dritto attraverso le vie e le contrade di Cavaso; le persone lungo la strada hanno un applauso per tutti, i bambini ti chiedono l'impennata, questa generosità fa bene, ti senti anche tu un po’speciale, un pò "campione".
Le frecce del percorso ci mandano su per il Monfenera lungo una strada asfaltata nel bosco: km e km di asfalto, ma quand'è che arriva la terra? Deviamo in una laterale e dopo pochi metri i commissari ci indicano una valletta in cui scendere: panico! Il fondo è di breccione, sassi grossi e rotolanti, perdipiù viscidissimi dalla pioggia della notte e dal passaggio delle moto, che li spalmano per bene di fanghiglia; gli alberelli sono così fitti che il manubrio fatica a passare.
All'improvviso si è fermi in coda; i commissari di percorso fanno assistenza: c'è una lastra di roccia quasi verticale da superare, sarà un salto di 1,5-2 metri, reso viscido dal fango; oltre, piloti cappottati a terra. Arriva il mio turno di scendere e il commissario mi fa: "stà in sella se non vuoi cadere!" "OK" e mi lancio nel vuoto. La moto acquista una velocità da caduta libera, le ruote non hanno nessun grip sulla roccia fradicia; in qualche modo riesco a stare in sella ma non a rallentare il mezzo, strizzo i freni senza esito, per la pendenza esagerata non posso tenere il peso arretrato e finisco con le palle sopra il serbatoio: il sentiero fa una semicurva, io tiro un dritto pauroso e mi cappotto in avanti; la moto fa un giro di 180° e mi finisce giusto sulla schiena: gli spettatori pensano cha sia morto ma per fortuna sono finito dentro un avvallamento del terreno, la moto mi ha coperto ma non schiacciato! Delle anime pie mi aiutano a rimettermi in sesto, rintronato ma incolume riparto. Il sentiero si fa più facile, dopo poche centinaia di metri sono di nuovo sull'asfalto, fino alla sommità del Monfenera.
Si imbocca quindi uno sterrato in discesa sull'altro versante del monte, ma dura poco: subito ci buttano dentro uno "scaranto" (impluvio vallivo stretto e ripido) da brivido! La pendenza è esagerata, il fondo è di breccione e sotto lastre di roccia viscida: impossibile frenare, per rallentare la folle discesa esco dalla traccia segnata dalle moto e uso i ghiaioni a lato come sponda su cui fermarmi.
Questa valletta sembra non finire mai, diverse moto mi superano ma comunque arrivo in fondo sano e salvo: nemmeno il tempo di tirare in fiato che ci buttano dentro il greto in secca del torrente Ornic! E' un torrente di montagna, le pietre sono grosse, è una fatica boia tenere la moto, il manubrio scappa dappertutto. Poi i ricordi si fanno confusi: usciti dal torrente, poche centinaia di metri di asfalto e un commissario mi blocca all'inizio di una salita sterrata; "aspetta un po’ che siano passati quelli davanti, và su deciso che è ripida, non devi fermarti ma comunque ci sono quelli della spinta." Mi dà il via, do gas e arrivo sotto una mulattiera a salire con gradini e lastre di roccia senza soluzione di continuità: qualcuno è piantato ai lati, altri stanno spingendo; arrivo fino a 2/3 poi mi intraverso, la compagnia della spinta mi rimette in moto, a 5 metri dal culmine mi pianto di nuovo ma ne esco a spinta da solo.
Breve tratto guidato nel bosco e si ridiscende per un canalone di roccia col fondo di lastre viscide: rovino a terra senza conseguenze, ma mi becco parole dai piloti che seguono, belli stronzi!
Al C.O. arrivo con 12 minuti di ritardo; il percorso ora segue la valle di un'altro torrente: la traccia è strettissima, sembra tagliata col machete attraverso la boscaglia; salite, discese, passaggi da brivido fino al margine di un vero e proprio canyon: il torrente scorre tra pareti verticali di 6-7 metri, il terreno argilloso ha un incredibile colore grigio, sembra cemento (forse scorie atomiche o chimiche?).
Una rampa larga 30 cm e ripidissima ci fa scendere direttamente nell'acqua grigia; la ruota anteriore scivola e mi ritrovo a mollo! Anche stavolta nessuno si ferma ad aiutarmi e qualcuno si incazza pure del tempo che gli faccio perdere, neanche fossero Sala o Merriman in corsa per il titolo! Riprendo la marcia nell'acqua melmosa: l'uscita da questo canale è la famigerata rampa che porta alla 2° speciale; spinto dalla disperazione, la supero senza colpo ferire e mi accodo per la speciale. La prova cronometrata mi sembra una passeggiata rispetto al trasferimento, ma cerco lo stesso di dare gas: a bordo pista ci sono i miei amici a incitarmi! Uscito dalla P.S. mi aspetta di nuovo il greto del torrente Ornic, ovviamente in senso contrario: quando finirà questo supplizio? Il percorso di gara ritorna alfine su asfalto di nuovo fino alla cima del Monfenera: se alla partenza mi lamentavo del bitume, ora benedico il macadam!
Dalla vetta, per sentieri più accessibili ma sempre impegnativi si scende a Cavaso: questa è la filosofia degli organizzatori, in salita sul monte solo per asfalto, la discesa per scaranti dove si rischia l'osso del collo!
Rifornimento al volo e via al 2° giro:minchiaa, e chi se li fa altri 2 giri così?
Subito 1° P.S.: pubblico numeroso, d'obbligo non fare brutte figure; sul "panettone" esco in impennata, il piccolo guado non mi crea alcun problema e riesco pure a fare qualche derapata!
Ma la vera prova è affrontare di nuovo il lastrone verticale: stavolta decido di scendere con la moto al fianco; faccio passi circospetti, il commissario mi tiene il posteriore, ma appena tocchiamo la roccia sia io sia la moto iniziamo a rotolare verso valle, per fortuna separati! Siamo entrambi interi, la moto sicuramente meglio del pilota! In cima al monte imbocco di nuovo lo sterrato e poi il micidiale canalone: faccio una fatica boia a tenere la moto, ho paura di farmi male; quando il canalone interseca una strada bianca mi fermo, guardo in basso, guardo in alto, lascio passare molti piloti che mi seguivano, alfine giro la moto e torno indietro: a malincuore mi ritiro! Qualcuno mi criticherà ma veramente rischiavo di farmi male proseguendo in quelle condizioni; forse con più allenamento sarebbe stato diverso.
All'incrocio su asfalto i commissari si agitano, credono che stia sbagliando strada, spiego il mio caso e annuiscono tra i sorrisini ma non mi tange: un'incantevole rifugio mi accoglie per pranzo!
Rifocillato, me ne vado un po’ a zonzo per la strada che conduce verso il Grappa: il cielo è limpidissimo, ammiro tutta la pianura veneta con il Montello e il Piave, lucente come l'argento, che vi scorre attorno sinuoso. Scambio quattro chiacchiere con 2 enduristi (stradali) incontrati sulla via, poi scendo a valle per una stradina sterrata immersa nei boschi: lo credo che in salita ci fanno andare in salita solo su asfalto, 300 moto la distruggerebbero totalmente.
Scendo fino a Possagno, paese natale dello scultore Antonio Canova, mi fermo ad osservare il tempio, poi torno a Cavaso dove ritrovo il "mio" pubblico a cui raccontare "a caldo" la mia avventura, davanti a una meritata birra bionda!

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BIRRA E WURSTEL - VIDULIS 21/07/2002

Questa è stata l’ultima gara a cui ho partecipato nel 2002 e anche quella più divertente!
Vidulis è un paesetto, frazione di Dignano, sul medio corso del Tagliamento: bene, una gara sulle interminabili distese di ghiaia dei magredi, ho pensato al momento dell’iscrizione.
Per questa trasferta mi sono arrangiato in toto: preso in prestito un furgone, ho buttato dentro moto, bici, brandina, sacco a pelo, sedia, taniche acqua e benzina ecc., e sono partito per il Friuli.
Oltre Pordenone si apre la vasta e poco abitata pianura friulana, mi affascina sempre questo paesaggio; supero il Tagliamento al Ponte della Delizia, mentre guardo i ghiaioni penso già alle smanettate dell'indomani!
A Vidulis attraverso 4 volte il minuscolo paesello prima di trovare la partenza della gara ed è una piacevole sorpresa: lo start, il parco chiuso e tutto il resto si trovano nei pressi di una area verde dotata di fontane, sevizi igienici, chiosco, grandi tettoie dove mangiare, campi sportivi e pista da ballo; questo week-end c'è una grande festa di paese, birra e piatti tipici bavaresi, orchestra, fuochi d'artificio e manifestazioni varie di contorno come la gara di enduro, tornei di calcio, esibizione di 4X4.
Sistemo il mio accampamento, mi iscrivo e poi mi reco a visionare la 1° P.S., la linea: non che la cosa possa migliorare la mia scarsissima posizione in classifica ma almeno so a cosa vado incontro!
Cammino a lungo nella boscaglia, cerco di memorizzare i luoghi e i possibili ostacoli ma il percorso sembra interminabile e ad ogni metro ci sarebbe qualcosa da ricordare.
Al ritorno porto la moto in parco chiuso non senza brivido (il faro non funzionava e ho dovuto ricollegarlo al volo, e per fortuna che la lampada era integra, altrimenti avrei dovuto rinunciare a correre per questa cazzata!) con la bici percorro la 2° P.S., adiacente alla partenza, un classico fettucciato con alcuni passaggi nel bosco; infine muovo il furgone e vado a vedermi la 3° P.S un fettucciato non tanto lungo tracciato su un campo di stoppie perfettamente in piano.
La sera faccio onore ai cuochi locali e alla Baviera: birrone, wurstel, crauti, patatine fritte, devo incamerare energia se voglio vincere domani! Bighellono per la sagra, c'è un casino di gente di tutte le età, proprio una bella festa. Mi stendo a riposare sulla brandina all'interno del furgone, ma è dura addormentarsi con l'orchestra che suona a palla fin oltre l'una! Alla mattina ci pensano gli altri piloti darmi la sveglia, già prima delle 7.00 c'è gente che smarmitta in giro per provare i mezzi, porc…!! Con calma vado a fare colazione al bar e mi preparo, ho sempre addosso l'inquietudine pre-gara ma ormai ci ho fatto l'abitudine.
Partenza OK e sono subito in off-road: siamo all'interno del bosco che occupa l'area golenale del Tagliamento, tra il greto sassoso e l'argine vero e proprio; sentieri, dal fondo di scaglia e fanghiglia, e stradine campestri ci portano alla Linea; un po’ di coda ed è il mio turno.
Questa prova è un concentrato di situazioni esaltanti: si percorrono dei veri e propri "tunnel verdi" nella boscaglia impenetrabile; il fondo varia di continuo: terra, sabbione, ghiaia trasportata lì da qualche alluvione, fango; dislivelli improvvisi sotto alle ruote; passaggi strettissimi tra le piante! Il trasferimento si snoda su percorsi simili, solo per un breve tratto attraversiamo le "sassare" del Tagliamento, mi aspettavo un percorso del tutto diverso ma non lo rimpiango!
Ora camminiamo su un argine cementato, c'è un ponte, bisogna scendere la rampa fino alla base del pilone di un ponte e salire dall'altra parte; sembra facile, ma non credo la pensi così un pilota finito a mollo: la sua Husqvarna è sommersa fino al manubrio!
Il fettucciato della 2° P.S. mi mette a dura prova: sembra non finire mai, si raggiungono velocità elevate e le sospensioni vanno in crisi; i sabbioni che ci sono soprattutto nei tratti di bosco mi fanno prendere di quelle imbarcate!
Tiro il fiato, o meglio la polvere, su alcune strade bianche ma presto si ritorna nel fitto sottobosco.
All'improvviso siamo fermi: sul sentiero si è aperta una voragine di fango, le moto si piantano inesorabilmente; Molti tagliano fra i rovi, io, pirla, no! e mi pianto! Con uno sforzo disumano libero il mezzo e riparto: il prossimo giro non rifarò quest'errore!
Più avanti ci mandano dentro una specie di valletta: il fondo è fatto di gobbe alte e continue, delle vere e proprie "woops" naturali. Sto avanzando come un cowboy ad un rodeo quando vengo superato da Crivellaro, leader del campionato: sembra che per lui non esistano, va via liscio e veloce come niente fosse, lui sì è un super-figo!
Fra tutti i partecipanti però quello che ammiro di più è uno con un DR 400 dell'80, quello col serbatoio giallo, doppi ammortizzatori e freni a tamburo, che si fa tutta la gara senza tanti patemi!
Con la valletta abbandoniamo la zona golenale e ci troviamo a percorrere le capezzagne tra campi coltivati a mais: assolutamente facili, si va via veloci e si mangia tanta polvere.
La 3° P.S. è la più facile, la faccio in scioltezza, arrivo all'unico C.O., nei pressi del paddock, con 30 minuti di anticipo, posso rinfrescarmi (il caldo è a dir poco torrido) e rilassarmi sulla sedia.
Chiacchiero con i genitori di Alessandro, 14enne scledense in gara nella 50 codice, lui sì per le posizioni di testa; bellissima la sua HM 50, piena zeppa di parti speciali: fortunato, io alla sua età giravo con un Malanca 3 marce! Non avrà fortuna, al secondo giro si ritirerà col cambio rotto.
I 2 giri successivi li faccio tranquillamente, senza strafare; le P.S., soprattutto quelle fettucciate, divengono via via più difficili: nelle traiettorie obbligate i solchi sul terreno molle si approfondiscono sempre più, un po’ per l'allenamento e la tecnica scarsi, un pò per la moto non proprio "da gara", in queste situazioni sono sempre in evidente difficoltà; comunque corro per il gusto di farlo, basta rallentare il ritmo!
D'altra parte guardando le moto in gara mi rendo conto di quanto inadeguato sia il mio mezzo: siamo in pochissimi al via con le XR400, qualcuno di più con le 250, ma sempre delle mosche bianche in mezzo ad un mare di arancio K e blu Yamaha. Sinceramente pensavo che l'ambiente del regionale fosse più "cialtrone", più goliardico; sembra che tutti siano degli "ufficiali", con l'ultimissimo modello iper-preparato: io sono in gara con un mezzo quasi d'epoca!
Alla fine porto la moto in Parco Chiuso dopo 150 km e 6 ore di gara, nessun problema, solo tanto tanto divertimento!
In Friuli sì che sanno divertirsi in moto!

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Fine prima parte ...
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maurrox
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Re: Agonista x caso: 2 anni di Regionale Enduro Amarcord I°

Messaggio da maurrox »

Ho avuto per tre anni l'XR400 e leggere i percorsi che hai descritto mi han fatto venir male!
Non ho mai fatto enduro, ho abbastanza equilibrio ma poco fisico per questo alla fine ho deciso di prendere la Scorpetta molto più adatta ai percorsi tipo Monfenera per capirci.
Non so la tua XR .. ma la mia ogni volta che cadeva dovevo spedalare cinque minuti per accenderla ... in più sono 130 chili abbondanti di moto da alzare ogni volta che devi ripartire. Per me hai fatto benissimo ad abbandonare sul Monfenera rischiavi veramente di farti male!
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SuperHank
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Re: Agonista x caso: 2 anni di Regionale Enduro Amarcord I°

Messaggio da SuperHank »

maurrox ha scritto: dom 12 apr, 2020 11:33 pm Ho avuto per tre anni l'XR400 e leggere i percorsi che hai descritto mi han fatto venir male!
Non ho mai fatto enduro, ho abbastanza equilibrio ma poco fisico per questo alla fine ho deciso di prendere la Scorpetta molto più adatta ai percorsi tipo Monfenera per capirci.
Non so la tua XR .. ma la mia ogni volta che cadeva dovevo spedalare cinque minuti per accenderla ... in più sono 130 chili abbondanti di moto da alzare ogni volta che devi ripartire. Per me hai fatto benissimo ad abbandonare sul Monfenera rischiavi veramente di farti male!
Tuttto vero! Sarà per questo che già allora di XR alle gare se ne vedevano pochine!! :yes:
La mia si acendeva anche bene, ma l'ingolfata è sempre in agguato, e quei 20-30 kg in più di una specialistica alla lunga ti sfiancano. Ma dove veramente perdeva punti: ciclistica e sospensioni proprio non digeriscono fettucciati e P.S. a tutta velocità.

Lo scorso settembre, ad una gara in Friuli, c'era un partecipante con una XR400 messa giù da battaglia: tanto epr diore l'avantreno sfoderava una forcella rovesciata, probabilmente di Derivazione CR: beh, mi ha fatto voglia di tornare in gara con la vecchia XR!

Ciao
Alves
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maurrox
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Re: Agonista x caso: 2 anni di Regionale Enduro Amarcord I°

Messaggio da maurrox »

È una moto che ti resta nel cuore .. in realtà io mi ci divertivo da morire sulle stradine strette ecurvose perchè scendeva in piega come una motard ... la spinta ai bassi e il suono di quel motore mi piacevano troppo!
Scorpa TY-S 180 F
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